Principali compagnie petrolifere nazionali e multinazionali

15 ottobre 2007, di Ugo Guarnacci
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ABU DHABI NATIONAL OIL COMPANY

L’Abu Dhabi National Oil Company è la compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi, il più grande dei sette Stati che formano gli Emirati Arabi Uniti. Creata nel 1971, la società gestisce il 90% dei circa 100 miliardi di barili delle riserve emiratine di greggio ed ha sviluppato una complessa struttura organizzativa, che le consente di operare nelle diversi fasi della produzione di petrolio: dall’esplorazione alla perforazione, dall’estrazione alla raffinazione, fino al trasporto.

L’Abu Dhabi National Oil Company ha subito due fasi rilevanti di ristrutturazione, nel 1988 e, dopo dieci anni, nel 1998, per sviluppare un impianto capillare che le consentisse di investire anche nel comparto del gas, della petrolchimica e nella fornitura di elettricità, sia per il consumo civile sia per la desalinizzazione dell’acqua.

La politica petrolifera della holding viene definita nell’osservanza e nel rispetto dei parametri e delle linee guida prefissati dal Consiglio Supremo del Petrolio degli Emirati Arabi Uniti, diretto da Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, Presidente di Abu Dhabi.

BP p.l.c.

La BP è una società del Regno Unito affermatasi, nel tempo, come uno dei maggiori attori mondiali nel settore del petrolio e del gas naturale. Con sede legale a Londra, la BP è nata dalla fusione, avvenuta nel 1998, tra la British Petroleum e la Amoco (acronimo di American Oil Company), formando la BP Amoco. Nonostante fosse stata formalmente presentata come una fusione, l’operazione finanziaria venne considerata, piuttosto, un acquisto della Amoco da parte della British Petroleum, tanto che la parola "Amoco" venne rimossa dal nome della società già dopo pochi anni.

Le prime tracce della compagnia risalgono al 1901, quando un uomo d’affari irlandese, William Knox D’Arcy, riuscì ad ottenere dallo Shah di Persia una concessione esclusiva, della durata di sessant’anni, per cercare e sfruttare il petrolio. Il greggio fu trovato nel 1908 e tale scoperta - la prima scoperta commercialmente significativa nel Medio Oriente - portò alla costituzione, nel 1909, dell’Anglo-Persian Oil. Il governo britannico non si sentiva sollevato al pensiero che il petrolio persiano fosse nelle mani di una società privata, anche se nazionale, soprattutto perché la Persia era assai vulnerabile di fronte alle mire di penetrazione di potenze straniere concorrenti. Tali timori spinsero Churchill a proporre l’acquisizione del 51% dell’Anglo-Persian Oil e la sua proposta venne approvata dal parlamento britannico il 17 giugno 1914, proprio quando, durante il primo conflitto mondiale, la compagnia era diventata la maggior fornitrice di carburante della Marina Reale.

Quando, nel 1936, la Persia fu ribattezzata Iran, l’Anglo-Persian Oil Company diventò Anglo-Iranian Oil Company; contestualmente, nel paese aumentò il malcontento per il rifiuto della compagnia inglese di concedere una quota maggiore delle sue entrate al governo iraniano e di applicare la formula del Fifty-Fifty [1]. Nel 1954, la società cambiò nuovamente nome in British Petroleum Company e continuò ad operare in Iran con una compartecipazione al 40% in un consorzio di compagnie occidentali – l’Iranian Consortium – fino al 1979. Con la salita al potere dell’Ayatollah Khomeini, la British Petroleum perse ogni diritto contrattuale precedentemente acquisito sul territorio iraniano.

Dalla fine degli anni ’60, la compagnia guardò oltre il Medio Oriente per rivolgersi agli USA (Prudhoe Bay, Alaska) e al Mare del Nord. Questi campi entrarono in produzione alla metà degli anni ’70, permettendo alla British Petroleum di resistere agli shock petroliferi del 1973 e del 1979. Sotto la presidenza di Sir Peter Walters (1981-1990), la BP fece uscire l’industria petrolifera da un’era dominata dall’integrazione verticale e la avviò ad una cultura corporativa, che enfatizzava il commercio e la decentralizzazione [2].

Il nuovo slogan della compagnia, "Beyond Petroleum" ("Oltre il Petrolio"), è stato accompagnato da un rebranding del suo famoso "Scudo Verde", trasformato nel simbolo dell’elio per enfatizzare il focus aziendale sull’ambiente e le fonti rinnovabili d’energia. Ciononostante, l’immagine della BP come una delle imprese leader nel settore energetico è stata offuscata dalla controversa questione dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan [3], in cui fu criticata per la violazione dei diritti umani e per non aver rispettato gli standard ambientali.

CHEVRON

Chevron Corporation è una società statunitense nata dalla Standard Oil of California (Socal), impresa costituitasi, a sua volta, nel 1911, dopo la dissoluzione, decisa dalla Corte Suprema, del trust Standard Oil.

Il suo quartier generale si trova a San Ramon, in California, ed essa è attiva in più di 180 paesi, tanto da essere considerata una della compagnie "supermajor" che operano nel settore petrolifero a livello mondiale. Va evidenziato che la Standard Oil of California venne inserita da Enrico Mattei nel gruppo delle “Sette Sorelle”, definizione coniata dal Presidente dell’ENI per riferirsi alle grandi multinazionali anglo-americane del petrolio [4], protagoniste nella creazione dell’ordine petrolifero post-bellico.

Nel 1993, la Socal riuscì ad ottenere dal governo dell’Arabia Saudita i diritti per una concessione, della durata di sessant’anni, per l’esplorazione della provincia orientale dell’Al-Hasa. Dovendo sostenere costi ingenti per l’avvio delle operazioni di ricerca del greggio in un luogo inospitale come il deserto arabo, nel 1934 il gruppo californiano cedette il 50% dell’impresa saudita a un nuovo socio, la Texas Oil Company, e trasferì la restante parte della concessione petrolifera ad una controllata di sua proprietà, la California Arab Standard Oil Company. Questa compagnia fu la diretta antesignana dell’Arabian American Oil Company, fondata nel 1944, nazionalizzata dal governo di Riad nel 1988 e diventata, poi, Saudi Arabian Oil Company (Saudi Aramco).

Dal 1984, la Socal sarà conosciuta come Chevron Corporation ed avvierà un importante processo di acquisizioni, che le consentirà di consolidarsi ulteriormente a livello globale. Tra le più rilevanti si possono citare la fusione con Gulf Oil Corporation (1984) e quella, più recente, con Texaco (2001) che portò a cambiare il nome dell’impresa in ChevronTexaco fino al 2005, per poi tornare alla denominazione Chevron Corporation.

CONOCOPHILLIPS

ConocoPhillips è una compagnia americana operante nel settore Oil&Gas a livello mondiale, nata il 30 agosto 2002 dalla fusione tra Conoco Inc. e Phillips Petroleum Company. Ha sede legale a Houston, in Texas, mentre la sua filiale canadese, ConocoPhillips Canada, si trova a Calgary, Alberta.

  • La Conoco Inc. - Continental Oil and Transportation Company – nacque nel 1875 in Ogden (Utah) e, sotto la presidenza di Leonard F. McCollum, si trasformò da azienda operante a livello regionale in impresa di fama internazionale.
  • La Phillips Petroleum Company, invece, fu fondata nel 1917 a Bartlesville (Oklahoma) da L.E. Phillips e Frank Phillips, crescendo rapidamente e progressivamente specializzandosi nel comparto petrolifero.

EGYPTIAN GENERAL PETROLEUM CORPORATION

JPEG L’Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC) venne fondata, con la legge n. 135 del 1956, con il nome di General Corporation of Petroleum Affairs, posta sotto la supervisione del Ministero dell’industria egiziano.

Considerata la crescente importanza che il greggio stava assumendo per la crescita economica del paese, la General Corporation of Petroleum Affairs iniziò ad espandere progressivamente la propria attività, sia controllando diverse aziende egiziane del settore sia entrando in partnership con le compagnie multinazionali. Di fronte a questa trasformazione ed in virtù dell’ampliamento del proprio business, con la legge n. 20 del 1976 la società venne denominata Egyptian General Petroleum Corporation, la prima holding costituita in Egitto.

ENI S.p.A.

L’ENI, acronimo di Ente Nazionale Idrocarburi, è una società per azioni (ex ente pubblico) creata dallo Stato italiano nel 1953, inizialmente presieduta da Enrico Mattei e privatizzata in maggioranza in cinque fasi, dal 1995 al 2001. Lo Stato italiano conserva una quota minoritaria del capitale, circa il 38%, detenendo comunque il controllo effettivo della società.

L’ENI è attiva nei settori del petrolio, del gas naturale, della petrolchimica, della produzione d’energia elettrica e dell’ingegneria. È presente in circa 70 paesi e impiega più di 73.000 dipendenti. È quotata alla Borsa di Milano e al New York Stock Exchange (NYSE). I tre business principali della compagnia sono:

  • Exploration & Production: Eni ricerca e produce idrocarburi in Italia, Africa Settentrionale, Africa Occidentale, Mare del Nord, Golfo del Messico, Australia ed in aree ad alto potenziale, come il Mar Caspio, il Medio e l’Estremo Oriente, l’India e l’Alaska.
  • Gas & Power: Eni opera nelle attività di approvvigionamento, trasporto, rigassificazione, distribuzione e vendita del gas naturale. EniPower produce, invece, energia elettrica in Italia, nelle centrali elettriche di Ferrera Erbognone, Ravenna, Livorno, Taranto, Mantova, Brindisi e Ferrara, con una potenza installata, al 31 dicembre 2006, di 4,9 gigawatt.
  • Refining & Marketing: Eni è il primo operatore nel settore della raffinazione in Italia. Nella distribuzione di prodotti petroliferi è leader, con il marchio Agip – Azienda Generale Italiana Petroli -, nel mercato italiano e vanta importanti posizioni in vari paesi d’Europa.
    Sotto la presidenza di Roberto Poli (in carica dal maggio 2002) e dopo aver condotto un graduale processo di diversificazione delle proprie attività, l’Eni si è affermato come uno dei giganti del settore Oil&Gas e continua a svolgere un ruolo importante nello scenario energetico globale.

EXXON MOBIL CORPORATION

La Exxon Mobil Corporation è nata, nel 1999, dalla fusione delle due compagnie petrolifere americane Exxon e Mobil, entrambe discendenti dalla Standard Oil, il colosso di John D. Rockefeller fondato nel 1870 e scorporato, nel 1911, in seguito alla sentenza della Corte Suprema, in 34 imprese indipendenti. Due di queste imprese indipendenti erano proprio la Standard Oil Company of New Jersey (diventata poi Exxon [5]) e la Standard Oil Company of New York (successivamente Mobil [6]).
L’accordo raggiunto tra le società in questione rappresenta un unicum nella storia del petrolio in America, perché ha riunito due delle compagnie del cartello che, quasi un secolo prima, un provvedimento dell’Antitrust aveva abolito.

Sotto la presidenza di Lee Raymond [7], il gruppo, che detiene la maggior quantità di riserve globali di petrolio, ha conosciuto un rapido sviluppo, distinguendosi per una gestione finanziaria efficace e prudente. Il nuovo presidente, Rex Teillerson (nominato nel febbraio 2004), sembra seguire la rigorosa linea del suo predecessore, volta a mantenere alta la reputazione della più grande società petrolifera degli Stati Uniti.

IRAQ NATIONAL OIL COMPANY

L’Iraq National Oil Company è la società fondata, nel 1966, dal governo iracheno, con l’obiettivo di potenziare l’industria petrolifera nazionale, soprattutto nell’estrazione del greggio, dato che il processo di raffinazione era già condotto dall’Oil Refineries Administration (1952) ed il trasporto locale era stato affidato ad altre aziende statali.

Per ricostruire la storia di questa compagnia, bisogna tornare indietro nel tempo fino al 1912, quando fu costituita la Turkish Petroleum Company, impresa controllata per il 50% dalla Banca nazionale turca (due anni dopo questa quota azionaria sarà detenuta dall’Anglo-Persian Oil), per il 25% dalla Deutsche Bank e l’altro 25% dalla Royal Dutch/Shell.

Nel 1925, la Turkish Petroleum Company ottenne la concessione petrolifera in Iraq e, tre anni dopo, concluse il "Red Lines Agreement” con la Near East Development Company [8], per condurre in joint-venture le attività di esplorazione. Nel 1929, la Turkish Petroleum Company cambiò il proprio nome in Iraq Petroleum Company e continuò a mantenere il controllo sul petrolio iracheno fino al 1966. Fu proprio in quell’anno che il governo iracheno decise di optare per la nazionalizzazione della società (completata nel 1972, con la nascita definitiva dell’’Iraq National Oil Company) e di consolidarne l’operato attraverso l’”Iraq-Soviet Protocol” (1967), un accordo di cooperazione tecnica con l’URSS.

L’Iraq National Oil Company ha dovuto affrontare gli ostacoli che la prima e la seconda Guerra del Golfo hanno posto alla commercializzazione del petrolio iracheno. Il 6 agosto 1990, con la risoluzione n. 660, le Nazioni Unite imposero un embargo totale sul petrolio iracheno e kuwaitiano e, contestualmente, chiesero il ripristino dello status quo, ossia la liberazione del Kuwait. L’Iraq restò fuori dal mercato mondiale del petrolio sino alla fine del 1996, riducendo la produzione fino al 20% del suo potenziale e mantenendo un modesto livello di esportazioni, sotto forma di contrabbando, verso le vicine Giordania e Turchia. Nel dicembre 1996, Saddam Hussein accetta il programma ONU conosciuto come “Oil-for-food”, che consentiva al paese di esportare petrolio per due miliardi di dollari nell’arco di sei mesi ed attribuiva a una Commissione delle Nazioni Unite la gestione dei ricavi, da impiegare per l’acquisto di medicine e cibo a favore della popolazione irachena. Infine, solo con la risoluzione n. 1284 del 1999 fu eliminato ogni vincolo all’esportazione del greggio iracheno [9].

A tracciare il cammino futuro dell’Iraq National Oil Company concorrerà la proposta di legge, conosciuta come “Iraq Oil Law”, approvata dal Gabinetto iracheno nel febbraio 2007 e sottoposta al vaglio del Consiglio iracheno dei rappresentanti nel maggio 2007. Tale disegno legislativo prevede, infatti, un “Production Share Agreement”, che attribuirebbe alla società statale la completa gestione di 17 degli 80 giacimenti petroliferi e lascerebbe i restanti 2/3 dei siti, scoperti o ancora da scoprire, sotto il controllo delle compagnie multinazionali.

KUWAIT PETROLEUM CORPORATION

Creata nel 1980, la Kuwait Petroleum Corporation (KPC) è una holding di proprietà dello Stato kuwaitiano e controlla, a sua volta, la Kuwait National Petroleum Company, società nazionalizzata nel 1975. Quest’ultima gestisce direttamente, per conto della KPC, le tre raffinerie di greggio più importanti del paese: Mina Al-Ahmadi, Mina Abdulla e Shuaiba.

Dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein (2 agosto 1990), la Kuwait Petroleum Corporation trasferì la sua sede presso gli uffici della Kuwait Petroleum International di Londra, per poter continuare normalmente le sue attività commerciali usufruendo dell’immunità dall’asset freeze, imposto sugli interessi kuwaitiani d’oltreoceano dalla CEE, dagli Stati Uniti e dal Giappone.

Nel 2000, la KPC ha potuto beneficiare di 15,9 miliardi di dollari erogati dalla United Nation Compensation Commission per i danni e le perdite subite durante l’occupazione irachena. L’alta conflittualità che sta caratterizzando l’Iraq continua, però, a rappresentare, per la Corporation, un motivo di forte preoccupazione per la sicurezza dei giacimenti petroliferi situati al confine con il paese.

LUKOIL

Lukoil è la più grande compagnia petrolifera russa e una delle maggiori al mondo. La società ha avuto origine, nel 1991, dalla fusione di tre aziende - la Langepasneftegaz, la Uraineftegaz e la Kogalymneftegaz – e, nel nome, ha mantenuto le iniziali delle imprese accorpate.

Lukoil conduce le sue attività di esplorazione ed estrazione del greggio e del gas non soltanto in Russia, ma anche in altri nove paesi: Kazakhstan, Azerbaijan, Uzbekistan, Egitto, Iran, Iraq, Colombia, Venezuela e Arabia Saudita.

NATIONAL IRANIAN OIL COMPANY

La National Iranian Oil Company è la compagnia nazionale dell’Iran, leader nel settore del petrolio e del gas. Le sue origini si intrecciano con le vicende storiche iraniane e, soprattutto, con la rivoluzione islamica, che consentì all’Ayatollah Khomeini di salire al potere. Il 7 gennaio 1979, infatti, il Consiglio Rivoluzionario decretò la fine di ogni concessione petrolifera precedentemente stipulata con le compagnie straniere, attribuendo piena ed esclusiva sovranità in materia alla National Iranian Oil Company.

Le attività della società sono state fortemente ostacolate dallo scoppio, il 22 settembre 1980, della prima Guerra del Golfo: i ripetuti attacchi da parte irachena hanno danneggiato e/o distrutto siti petroliferi vitali, nonché rilevanti infrastrutture, come la raffineria di Abadan. La National Iranian Oil Company è, tuttavia, riuscita ad uscire da una fase di stallo ed ha puntato su una ristrutturazione infrastrutturale, giungendo, così, a beneficiare di impianti moderni come quelli situati nelle tre isole di Kharg, Lavan and Siri, dotati di 17 moli da cui salpano le petroliere dirette verso i principali mercati di esportazione.

NATIONAL OIL CORPORATION LIBYA

La National Oil Corporation Libya è stata fondata, il 12 novembre 1970, per assumere il controllo e la gestione del settore petrolifero libico. Formalmente riconosciuta dal Segretariato del Congresso Generale del Popolo con la decisione n. 10/1979, la compagnia è stata incaricata della realizzazione di progetti di sviluppo volti a sfruttare in modo efficace ed efficiente le risorse petrolifere del paese, consentendogli una crescita economica duratura.

Per quanto concerne le attività di esplorazione ed estrazione, la società libica collabora con le principali imprese multinazionali, con l’intento di condividere know-how e tecnologie all’avanguardia.

NIGERIAN NATIONAL PETROLEUM CORPORATION

La Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) è un’impresa statale creata dal governo federale nigeriano, il 1 aprile 1977, per regolare e gestire le proprie risorse di greggio.

La NNPC ha dato vita ad una serie di joint-ventures con diverse compagnie straniere -come Shell, ExxonMobil, Agip, Total, Chevron -, sfruttando questa collaborazione per condurre le attività di esplorazione, estrazione e potenziamento del comparto petrolifero.

La vigilanza sulla società è stata affidata al Dipartimento per le risorse petrolifere, una divisione del Ministero del petrolio incaricata di controllare la regolarità delle licenze e dei permessi, nonché la conformità alla normativa in materia ambientale.

PDVSA

Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) é la compagnia petrolifera statale del Venezuela, che, oltre ad occuparsi del business petrolifero, ha sviluppato anche una filiera di ricerca e produzione del gas naturale.

Fu creata nel 1975 dalla “Ley Orgánica”, che riserva allo Stato il monopolio sull’industria ed il commercio del greggio e fa della società un potente strumento, nelle mani del governo venezuelano, per definire la politica economica del paese. Nel 2002, la decisione del Presidente Hugo Chavez di cambiare la dirigenza della PDVSA fu un esempio lampante della forte influenza che le autorità nazionali esercitano sulla compagnia. Nel dicembre dello stesso anno, tale provvedimento scatenò un grande sciopero, che fu duramente represso: i diciottomila lavoratori dell’impresa che presero parte alla protesta furono licenziati in tronco [10].

È palese che il petrolio rappresenta, per il Venezuela, una risorsa strategica con cui uscire dalla paralisi economica e non stupisce, quindi, che lo stesso Chavez abbia optato per un “nazionalismo petrolifero”. Tra il 2005 e il 2006, il Presidente ha cominciato ad introdurre condizioni sempre più restrittive per l’operato delle società straniere, imponendo che la PDVSA entrasse a maggioranza in progetti detenuti dalle multinazionali.

Il business della società è in continua espansione e, ormai da due anni, è approdato anche Cina, al fine di conquistare, vista la sua elevata domanda di greggio, un mercato strategico. Proprio nel febbraio 2006 PDVSA ha ottenuto la certificazione ISO 9001:2000 per il suo sistema di distribuzione a livello globale.

PEMEX

Pemex (Petróleos Mexicanos) è la compagnia nazionale messicana, creata il 7 giugno 1938 come ente nazionale incaricato di gestire ed amministrare efficientemente gli idrocarburi, favorendo un rapido sviluppo del paese. La proposta di dar vita ad una società controllata direttamente dallo Stato fu avanzata dell’allora Presidente Lázaro Cárdenas, convinto della necessità di espropriare le attività delle imprese petrolifere straniere operanti sul territorio messicano, considerato anche il loro rifiuto di migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti. Dopo la costituzione di Pemex, il governo si impegnò a firmare, nel 1942, il contratto collettivo con il Sindicato de Trabajadores Petroleros en la República Mexicana.

Nel 1992, la società è stata divisa in quattro rami, separati ma complementari:

  • PEMEX Esplorazione e Produzione (PEP)
  • PEMEX Raffinazione (PXR)
  • PEMEX Gas e Petrolchimica Basica (PGPB)
  • PEMEX Petrolchimica (PPQ)

All’inizio del 2007, la società ha annunciato di avere in cantiere progetti ambiziosi, come la ristrutturazione della raffineria Lázaro Cárdenas (la più antica del paese), la riorganizzazione del comparto petrolchimico, l’avvio della ricerca e produzione del gas.

PERTAMINA

Pertamina, acronimo di Perusahaan Tambang Minyak Negara, è la compagnia nazionale dell’Indonesia, sorta, nell’agosto 1968, dalla fusione tra Pertamin (fondata nel 1961) e Permina (fondata nel 1957).

Sebbene il petrolio e il gas rimangano le sue attività fondamentali, Pertamina sta cercando di specializzarsi, sotto il controllo del Ministero per le imprese statali, anche in altri ambiti, dal cemento ai fertilizzanti, fino ad arrivare al settore immobiliare e delle telecomunicazioni.

PETROBRAS

Petróleo Brasileiro S.A (Petrobras) è una compagnia petrolifera brasiliana, fondata, nel 1953, per impulso dell’allora Presidente del Brasile Getúlio Vargas. Va evidenziato, però, che non si tratta più un’azienda totalmente statale, perché, oggi, il governo federale (União in portoghese) controlla il 32,2% del suo pacchetto azionario.

La sede legale della società è a Rio de Janeiro, anche se Petrobras ha ormai ramificato la propria attività ben oltre i confini nazionali, affermandosi a livello globale, tanto da essere inserita dal “Financial Times” (2005) tra le cinquecento imprese più grandi del mondo.

In Brasile, Petrobras sponsorizza numerose iniziative artistiche, culturali e volte alla difesa dell’ambiente. Tra quest’ultimo tipo di programmi, di particolare rilievo è il finanziamento di progetti per lo studio e la salvaguardia delle balene, attraverso il “Brazilian Right Whale Project” e il Brazilian Humpback Whale Institute.

PETROCHINA

JPEGPetrochina è un’impresa cinese nata, il 5 novembre 1999, dal processo di ristrutturazione aziendale che ha interessato la China National Petroleum Corporation (CNPC).

La società si è affermata come la più proficua della Cina, agevolata dal duopolio, condiviso con la Sinopec [11], nella commercializzazione e distribuzione dei prodotti petroliferi. Se i prezzi del greggio continueranno ad aumentare nella Repubblica Popolare, Petrochina potrà continuare ad accumulare ingenti ricchezze e a consolidare il suo successo.

Nel maggio 2007, l’impresa ha annunciato di aver scoperto il più grande giacimento mai trovato, nell’ultimo decennio, sul territorio cinese, situato sulla costa nord-orientale in un campo denominato Jidong Nanpu.

PETROECUADOR

Petroecuador (Empresa Estatal Petróleos del Ecuador) è la compagnia statale dell’Ecuador, nata, il 26 settembre 1989, da ciò che restava della CEPE (Corporación Estatal Petrolera Ecuadoriana, fondata nel 1972). La società opera attraverso tre divisioni principali:

  • Petroproducción per l’esplorazione e l’estrazione;
  • Petroindustrial per la raffinazione del greggio;
  • Petrocomercial per il trasporto e la commercializzazione, all’interno dell’Ecuador, del prodotto raffinato.

Petroecuador si occupa anche della gestione del “Sistema de Oleoducto Transecuatoriano” (SOTE), complesso di pipelines destinato al trasporto del petrolio ed originariamente costruito, nel 1972, per la Texano-Gulf.

Diverse ONG, tra cui Amazon Watch, accusano l’impresa ecuadoriana di compromettere fortemente l’ecosistema in cui vivono le popolazioni indigene degli Huaorani e Cofan, stanziate per lo più nella regione orientale della foresta amazzonica.

PETRONAS

Petronas, abbreviazione di Petroliam Nasional Berhad, è l’ente di Stato per gas e petrolio della Malaysia, fondato il 14 agosto 1974 secondo quanto stabilito dall’art. 2 del “Petroleum Development Act”, che attribuisce alla società diritti esclusivi di operare nelle attività onshore e offshore del paese.

Petronas è una corporation di notevoli dimensioni, che ingloba al suo interno 103 imprese di sua proprietà, 19 società in cui detiene una partecipazione azionaria e 57 aziende affiliate - una rete che le consente di essere presente in 31 nazioni.

Le torri Petronas di Kuala Lumpur, progettate dall’architetto Cesar Pelli e costruite nel 1998 come sede aziendale, sono, al momento, il secondo edificio più alto del mondo.

QATAR PETROLEUM

La Qatar Petroleum è la compagnia nazionale del Qatar, fondata dal governo qatarino nel 1974 ed incaricata di gestire le risorse energetiche del paese.

Dopo la prima guerra mondiale e con la caduta dell’Impero Ottomano, il Qatar entrò nella sfera d’influenza della Gran Bretagna e, di conseguenza, la prima concessione petrolifera sul territorio qatarino venne affidata, nel 1935, all’Anglo Persian Oil. Quest’ultima creò, come sua controllata, la Petroleum Development Qatar Ltd., affidandole la conduzione delle attività di ricerca ed estrazione del greggio. La nazionalizzazione della società ebbe luogo un anno dopo il primo shock petrolifero del 1973, in quanto il governo di Doha era intenzionato ad acquisire pieno potere nello sfruttamento dei propri giacimenti.

Nonostante sia un’impresa statale di fama internazione, la Qatar Petroleum può anche essere descritta come un’azienda “familiare”, dal momento che, nella holding, le posizioni direttive sono occupate principalmente dai membri della famiglia reale degli al-Thani.

REPSOL YPF

Repsol YPF è una società spagnola attiva nei settori del petrolio e del gas naturale, con interessi in 29 paesi. L’azienda è nata, nel 1999, dall’acquisizione dell’argentina YPF da parte dell’iberica Repsol.

Quest’ultima società è stata fondata in Spagna, nel 1986, prendendo origine dall’Instituto Nacional de Hidrocarboros (INH), un organismo costituito, a sua volta, nel 1981 - dopo la firma dei Patti della Moncloa (1977) - con l’intento di riorganizzare il settore energetico nel quadro più ampio di una nuova stagione politica ed economica [12].

Nel 1997, completato il piano di privatizzazione, Repsol ha cessato di essere una compagnia di proprietà dello Stato e, due anni dopo, ha assunto il pieno controllo dell’impresa argentina YPF (di cui deteneva il 15% già nel 1998). Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) venne creata nel 1922, sotto il governo di Hipólito Yrigoyen, e fu la prima azienda statale a nascere fuori dall’ex URSS.

SAUDI ARAMCO

La storia della Saudi Aramco comincia il 29 maggio 1933, quando il governo saudita firmò un accordo di concessione petrolifera con la Standard Oil of California (Socal), che permise all’impresa di effettuare delle prospezioni sul territorio dell’Arabia Saudita. Non avendo ottenuto alcun successo, nel 1934 la Socal trasferì il 50% della concessione ad una delle sue filiali, la California Arabian Standard Oil, e la parte restante fu acquistata dalla Texas Oil Company. Dopo quattro lunghi anni di ricerca infruttuosa del greggio, nel 1938 venne scoperto il primo giacimento, denominato “Dammam numero 7”. Nel 1944, il nome della società che opera in Arabia viene cambiato in Aramco (Arabian American Oil Company) e, due anni dopo, con l’intento di aumentare il capitale d’investimento dell’impresa, due nuovi partner acquisirono quote azionarie: la Standard Oil of New Jersey e la Socony Vacuum. Ad entrambe le compagnie venne offerta la medesima parte, pari al 25% delle azioni. Tuttavia, la Socony Vacuum, più cauta rispetto alla Standard Oil of New Jersey, decise di limitare la sua partecipazione al 10%. Nel 1948, la proprietà dell’Aramco era, quindi, così suddivisa: 30% alla Standard Oil of California (poi Chevron), 30% alla Texas Oil Company (successivamente Texaco), 30% alla Standard Oil of New Jersey (in seguito Exxon), 10% alla Socony Vacuum (poi Mobil Oil) [13].

Nel 1973, il governo saudita acquisì una quota dell’Aramco del 25%, per aumentarla al 60% nel 1974 ed assumerne, infine, il pieno controllo nel 1980. Nel novembre 1988, Re Fadh sancì la nascita della Saudi Arabian Oil Company, o Saudi Aramco.

Nonostante il forte scetticismo di molti osservatori occidentali, la società ha conosciuto, nel tempo, un fiorente sviluppo, anche sotto la direzione del management nazionale, ed ha conquistato il primato mondiale. Lo stesso presidente della Royal Dutch Shell, Mark Moody-Stuart, dovette ammettere che ”La Saudi Aramco si comporta e profuma come una normale compagnia petrolifera” [14].

SHELL

La Royal Dutch Shell plc è una multinazionale anglo-olandese che, il 20 luglio 2005, ha assunto una struttura di proprietà unica, con l’unione delle due società partner, diventando la terza più grande corporation esistente al mondo ( dopo Wal-Mart ed ExxonMobil).

La Reale Compagnia Petrolifera Olandese (nome legale in olandese N.V. Koninklijke Nederlandsche Petroleum Maatschappij) e la Shell Transport and Trading Company plc entrarono in partnership per competere con il gigante petrolifero dell’epoca, la Standard Oil.

La società è presente in oltre 140 paesi del mondo e il suo mercato principale sono gli Stati Uniti d’America, in cui opera la sussidiaria Shell Oil Company, con sede a Houston (Texas).

Le attività principali della compagnia sono:

  • esplorazione, estrazione, trasporto e commercializzazione degli idrocarburi (petrolio e gas);
  • petrolchimica (Shell Chemicals);
  • fonti rinnovabili (petrolio, idrogeno ed energia solare).

SONANGOL

Sonangol è una società parastatale che detiene il controllo della produzione di petrolio e gas in Angola. Alla vigilia dell’indipendenza dello Stato africano dal Portogallo, nel 1976, la compagnia Angol (Angol Sociedade de Lubrificantes e Combustivels, sussidiaria dell’impresa portoghese Sacor) venne nazionalizzata e scorporata, dando vita, così, alla Sonangol e alla Direzione Nazionale del Petrolio (Direcção Nacional de Petróleos).

Per sviluppare il proprio business, la Sonangol si è avvalsa della cooperazione tecnica della Sonatrach e dell’Eni. Attualmente, possiede stabilimenti oltreoceano a Brazzaville, Hong Kong, Houston, Londra e Singapore.

SONATRACH

Sonatrach, acronimo di Enterprise Nationale Sonatrach, è la compagnia statale dell’Algeria, che gestisce le risorse energetiche del paese.

Le sue origini risalgono alla Société Nationale de Transport et de Commercialisation des Hydrocarbures, creata il 31 gennaio 1963 dal governo algerino e poi diventata, nel 1966, la Société Nationale pour la Recherche, la Producion, le Transport, la Transformation et la Comercialisation des Hydrocarbures. La denominazione Sonatrach fu assunta nel 1981, dopo che l’impresa consolidò la sua posizione grazie anche alla realizzazione di joint-ventures con le principali compagnie multinazionali, costituite soprattutto per condurre le attività estrattive.

Attualmente, la Sonatrach è una delle aziende leader nella fornitura di gas e petrolio a livello globale, con l’obiettivo di espandere ulteriormente le proprie capacità produttive e di esportazione.

TOTAL

La Total è una società petrolifera francese, con sede a Parigi. È una delle prime quattro multinazionali del petrolio e del gas naturale (insieme a Royal Dutch Shell, BP ed ExxonMobil).

L’azienda opera nell’intera catena produttiva degli idrocarburi, dalla ricerca di nuovi giacimenti alla vendita al dettaglio dei prodotti derivati. La Total è attiva anche nel comparto della petrolchimica.

Fu il Primo Ministro francese Raymond Poincaré che, rigettando ogni possibile alleanza del paese con la Royal Dutch Shell, avanzò la proposta di creare un’impresa petrolifera nazionale, vista l’importanza che il greggio avrebbe assunto nell’eventualità di un conflitto con la Germania. Il 28 marzo 1924 nacque la Compagnie française des pétroles (CFP), successivamente denominata, nel 1985, Total CFP.

La società, dopo aver acquistato la belga Petrofina nel 1999, si fuse con essa e cambiò il proprio nome in Total Fina. Come risultato dell’ulteriore accorpamento con la francese Elf Aquitaine nel 2000, si optò per TotalFinaElf, fino al 2003, per poi tornare alla denominazione Total.


Portfolio

Ugo Guarnacci

Ugo Guarnacci

Ugo Guarnacci è un dottorando in Economia presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Reading, Regno Unito. Ha conseguito il Master in Ambiente e Sviluppo presso la London School of Economics (LSE), la Laurea specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna e la Laurea triennale in Economia della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza. Ugo (...)


Note

[1] Già introdotta in Venezuela ed Arabia Saudita, la formula del Fifty-Fifty prevedeva l’eguale ripartizione, tra governo ospite ed impresa concessionaria, del profitto realizzato su ogni barile di greggio estratto.

[2] D. Yergin, The Prize: The Epic Quest for Oil, Money, and Power, Simon & Schuster, 1991, pp. 722-723.

[3] L’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan è stato costruito recentemente ed adibito al trasporto del petrolio estratto dal giacimento petrolifero del Mar Caspio fino alle coste del Mar Mediterraneo. Prende il nome dalle tre città principali che attraversa, rispettivamente in Azerbaijan, Georgia e Turchia, ed è stato inaugurato il 13 luglio 2006. Il costo totale del progetto è stato di 3.600 milioni di dollari e la BP ha coperto da sola il 30% delle spese; della restante parte si sono fatte carico altre compagnie, tra cui State Oil Company of Azerbaijan, Chevron, Statoli, Eni, Total.

[4] Standard Oil of California, Exxon, Shell, British Petroleum, Gulf Oil, Mobil Oil, Texano.

[5] Dal 1972, la Standard Oil Company of New Jersey si chiamerà Exxon Corporation.

[6] Nata dalla fusione, nel 1933, tra la Standard Oil Company of New York (Socony) e la Vacuum Oil Company. Dal 1966, Mobil Oil Corporation sarà il nuovo nome della Socony-Vacuum e dieci anni dopo, nel 1976, la denominazione del gruppo verrà nuovamente cambiata in Mobil Corporation.

[7] Prima dell’accorpamento delle due compagnie, Lee Raymond ricopriva già la carica di presidente di Exxon, mentre Lucio Noto deteneva la presidenza di Mobil. Dopo la fusione, Noto divenne vice presidente del gruppo Exxon Mobil fino alle sue dimissioni, nel gennaio 2001.

[8] Si trattava di una holding composta da altre compagnie, quali Royal Dutch/Shell, Anglo-Persian, CFP, Exxon, Mobil, Atlantic Richfield, Gulf Oil Corporation, Standard Oil of Indiana ed Explorations Corp.

[9] L. Maugeri, L’era del petrolio. Mitologia, storia e futuro della più controversa risorsa del mondo, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 168, 171-172.

[10] L. Maugeri, L’era del petrolio, cit.

[11] Sinopec (China Petroleum and Chemical Corporation) è un’altra grande compagnia cinese, attiva nei settori del petrolio, del gas e della petrolchimica.

[12] Si parla del periodo successivo alla morte del Generale Francisco Franco, il 20 novembre 1975.

[13] F. Al-Farsy, Modernity and Tradition: The Saudi Equation, London and New York, Kegan Paul International, 1990, p. 98.

[14] N.E. Obaid, The Oil Kingdom at 100. Petroleum Policymaking in Saudi Arabia, Washington, The Washington Institute for Near East Policy, 2000, p. 42.

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Con il contributo di:

Comitato Internazionale di Bologna per la Cartografia e l’Analisi del Mondo Contemporaneo

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