Anche quest’anno, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione le dichiarazioni del presidente della Food and Agriculture Organization (FAO) partono dalla considerazione che oggi, nonostante il sistema-mondo sia in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare dell’intera umanità, 854 milioni di persone sono quotidianamente vessate da fame e malnutrizione [1] Il progetto di ricerca "Energia e Alimentazione" parte proprio da questa drammatica constatazione, e ha tentato finora di analizzare le contraddizioni che legano una produzione alimentare mondiale abbondante ma iniqua, alla crisi energetica e al dibattito che ne deriva.
Il tentativo iniziale, come si può riscontrare nell’articolo Work Plan all’interno di questa rubrica, è stato appunto quello di analizzare il rapporto tra produzione alimentare e consumo energetico, soprattutto in relazione a quelli che sono considerati gli elementi fondanti il sostentamento umano: la produzione di cereali e l’allevamento di bestiame sono stati quindi il primo passo per comprendere un sistema di produzione alimentare a scala planetaria, che si è rivelato da un lato, per i cereali, energivoro ma al tempo stesso potenzialmente adeguato al fabbisogno di quasi sette miliardi di persone, dall’altro, l’allevamento, dissipatore di risorse energetiche e alimentari, e pesantemente condizionante per l’uomo e per l’ambiente.
Il quadro generale che ci ha portato ad avere un’istantanea della struttura produttiva mondiale è stato analizzato e rappresentato cartograficamente attraverso l’utilizzo dei database messi a disposizione dalla FAO.
La produzione cerealicola
Questo primo tentativo di rappresentazione cartografica mostra la produzione pro capite dei tre principali cereali utili all’alimentazione umana. Nonostante siano evidenti le disparità del sistema produttivo, questa rappresentazione si è rivelata inutile, in sede di commento e dibattito, ad evidenziare il nesso tra produzione e consumo energetico, soprattutto per mancanza di dati riguardanti l’utilizzo di energia per l’agricoltura dei singoli stati.
Un secondo passo in questa direzione ha tentato di esplicitare la questione energetica attraverso l’utilizzo di un indice di consumo unitario per tutte le produzioni cerealicole. Questa mappa mostra molto bene come uno dei primi e principali problemi metodologici da affrontare nella nostra analisi sia stato il trattamento dei dati. Possiamo dividere la questione in due differenti ambiti:
- La selezione e la scrematura dell’informazione all’interno di un immenso database, che, seppur opportunamente organizzato, mette a disposizione centinaia di milioni di dati tra i quali è stato difficile disticarsi e comprendere immediatamente le informazioni sulle quali focalizzarsi;
- La carenza di informazioni aggregate ed omogenee per quanto riguarda l’aspetto del consumo energetico, soprattutto a scala nazionale. Qui, le informazioni ottenute da studi diversi che conducevano a risultati spesso molto distanti tra loro ha notevolmente allungato i tempi della ricerca. Importante segnalare la disparità qualitativa e quantitativa di studi specifici riguardanti il rapporto energia/alimentazione tra paesi del Nord Europa e "occidente" da un lato, e tra quest’ultimo e il resto del mondo.
La produzione di carne bovina
Contemporaneamente al primo aspetto si è cercato di portare avanti lo studio sul secondo dei punti da analizzare, la produzione e il commercio di carne bovina. In questa fase si è voluto mostrare un altro elemento che contribuisce al consumo energetico e all’emissione di gas serra in relazione alla produzione alimentare: la circolazione schizofrenica delle merci.
Lo studio condotto ha evidenziato subito i principali paesi produttori e i flussi di circolazione. La rappresentazione cartografica derivata mostra in modo piuttosto evidente come la mobilità dei prodotti bovini suddivida i paesi coinvolti in grandi importatori e grandi esportatori, con l’eccezione degli Stati Uniti, che riveste entrambi i ruoli. La centralità nei commerci degli USA è stata ripresa nella carta scegliendo una proiezione centrata su questo stato.
I problemi legati a questo tipo di rappresentazione vertono sulla difficile identificazione di quelle macro-regioni verso le quali i flussi di carne bovina sono diretti. Avendo a disposizione dati aggregati per aree e non per singoli stati si è scelto di effettuare dei raggruppamenti territoriali verso i quali dirigere i flussi. Inoltre la rappresentazione in questione non riusciva a rendere bene la circolarità e quindi la ridondanza dei movimenti, risultando così di difficile lettura perchè poco immediata.
La soluzione a questo tipo di problema si è ottenuta utilizzando una proiezione diversa, più armonica e con raggruppamenti più neutri e leggeri, individuati da cerchi di diverse dimensioni che riprendono la circolarità della proiezione e del movimento dei flussi. La mappa definitiva è dunque la seguente.
La rappresentazione dei consumi a tavola
A questo punto della ricerca ci si è trovati di fronte a un bivio metodologico e concettuale: da un lato continuare il lavoro sulla parte riguardante i cereali, la cui rappresentazione risultava ancora inconsistente e sgradevole dal punto di vista estetico, e inutile da quello informazionale e comunicativo. Dall’altro, iniziare ad occuparsi del terzo punto del progetto, riguardante l’analisi e la conseguente rapresentazione di un pasto tipico italiano, mettendo a confronto modelli convenzionali di produzione e distribuzione con sistemi virtuosi e decentrati, a basso impatto energetico e ambientale. Ancora una volta la difficoltà nel reperire informazioni omogenee sugli aspetti energetici dell’agricoltura ha fatto necessariamente abbandonare la prima via a favore della seconda. Qui il dibattito interno al gruppo di lavoro ha acceso la questione su quali fossero gli elementi tradizionali e più rappresentativi di un pasto italiano. Una prima ipotesi prevedeva la scelta del ragù, ma questa scelta non metteva d’accordo tutti: può essere considerato l’elemento unificante della cultura alimentare italiana, soprattutto in un’ottica internazionale? Può davvero essere rappresentativo delle attuali abitudini degli italiani? Da questi dubbi è addirittura scaturito un contest culinario che ha coinvolto l’intero laboratorio, basato su ragù preparati da persone di diversa provenienza regionale solleticavano il giudizio di una giuria tanto eterogenea quanto esigente. Il responso ha decretato l’abbandono dei propositi iniziali, nonostante il dibattito sia ancora acceso e solo momentaneamente accantonato.
Nel prosieguo della ricerca, il database FAO si è continuato a rivelare essenziale e dispersivo al tempo stesso. Pantagruelica (è il caso di dirlo) la mole di dati messa a disposizione; la loro comprensione e la loro analisi ha portato all’elaborazione di diversi documenti grafici, la maggior parte dei quali poco consoni alla rappresentazione degli obiettivi individuati in sede di progettazione. Difficile evidenziare alla stessa scala un proceso globale unitamente ad uno locale, di stampo regionale o al più nazionale. Problematico inoltre evidenziare la temporalità, la stagionalità di alcuni prodotti, la loro diversa reperibilità in base al sistema produttivo considerato. Nel tentativo di produrre una cartografia comprensibile ma al tempo stesso ricca di informazioni su più livelli differenti - obiettivo alla base del laboratorio e del nostro modo di intendere la cartografia tematica e critica - e per una sorta di continuità grafica con la carta precedentemente finalizzata, si è optato anche in questo frangente per la proiezione circolare di Bertin: con l’Europa in posizione centrale i flussi sarebbero così risultati monocentrici. Il problema della scala accennato in precedenza a questo punto ha portato ad una correzione concettuale nelle finalità di questo ambito della ricerca e perciò degli elementi da rappresentare in questa carta. Si è infatti deciso di abbandonare la visualizzazione grafica dell’opposizione globale/locale, optando per la realizzazione di un grafico che illustrasse le differenze del costo energetico del pasto tipico individuato.
In questo modo si è ottenuta una carta della provenienza di quegli alimenti che sono importati e che rispondono alla logica del sistema alimentare centralizzato a scala planetaria, ed i relativi consumi energetici per il trasporto. In aggiunta a ciò un istogramma mostra come gli stessi prodotti possono avere un consumo energetico differente semplicemente eliminando i costi (energetici) di trasporto. Ulteriori riduzioni sono ottenute con un sistema di produzione, come quello biologico, che elimina dal ciclo di vita di un prodotto la quota energetica derivante dall’utilizzo di pesticidi e concimi chimici di derivazione petrolifera.
Ripensare gli obiettivi, rivedere il metodo
Fino a questo punto, lo studio del sistema energetico inerente la produzione di cereali si rivela inconsistente sia dal punto di vista dei contenuti che da quello della rappresentazione. Il problema principale è la mancanza di dati significativi circa il dispendio energetico per i singoli stati, di dati cioè dati che permettano un’analisi differenziata dei diversi sistemi agricoli, e che permettano di fornire in modo intellegibile e immediato la sproporzione produttivo-energetica tra diverse aree geografiche. A questo scopo, si rivela fondamentale il reperimento di uno studio condotto proprio in tal senso e reso pubblico dall’ONU. Esso individua i consumi energetici relativi a diverse macro-aree. La rappresentazione di queste nuove informazioni rende inutile le carte sui cereali realizzate precedentemente: occorre un nuovo punto di vista in grado di mostrare
- produzione,
- consumo energetico per i principali produttori,
- consumo per unità di superficie delle aree identificate.
Si decide quindi, per coerenza grafica con il resto del lavoro, di utilizzare di nuovo una base cartografica analoga alle mappe già finalizzate, la proiezione di Bertin, e di individuare le aree secondo cui i dati sono suddivisi, nuovamente con dei cerchi. Per i primi due tematismi, produzione e consumo per singolo stato, il metodo è quello del riempimento areale secondo classi di valori per il primo, l’istograma con origine nello stato a cui si riferisce per il secondo. Il terzo aspetto è risultato più complesso da rendere in forma grafica senza creare confusione o appesantire il documento. Il dato da rappresentare riguardava non un singolo stato bensì una grande regione delineata da una circonferenza. Si è perciò deciso di mostrare tale dato non in relazione all’area in se ma all’espediente grafico che la delimita, aggiungendo al cerchio una porzione proporzionale alla quantità da visualizzare.
In questo modo i tre temi sono rappresentati contemporaneamente sulla stessa mappa.

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