L’economia e le energie rinnovabili fr

Traduzione di Silvia Dotti

30 dicembre 2007, di Philippe Bovet
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Le energie rinnovabili si stanno sviluppando in tutto il mondo. In alcuni paesi industrializzati, come in Germania, sezioni non trascurabili dell’economia cominciano ad orientarsi verso la produzione delle tecnologie necessarie allo sviluppo dell’energia pulita. Questo settore tecnologico a forte valore aggiunto, infatti, può essere considerato un attore centrale degli scambi internazionali.

Il settore delle energie rinnovabili, oggi, è un attore economico di importanza mondiale, come dimostra chiaramente il caso del solare fotovoltaico (conversione della luce in elettricità). Mentre, a livello teorico, i pannelli dovrebbero essere fabbricati su scala regionale per un utilizzo locale, in pratica la loro produzione richiede complesse procedure industriali, che, per motivi legati ai costi di fabbricazione e al savoir-faire, vengono svolte nelle zone più disparate del pianeta. In questo settore, quindi, si riscontrano le stesse interazioni internazionali presenti negli altri settori, come emerge dai tre esempi seguenti [1]:

  • L’impresa francese Tenesol, con sedi nel Rodano-Alpi e a Tolosa, realizza gran parte della sua produzione in Sudafrica.
  • La ditta tedesca Q-Cells, secondo produttore mondiale di cellule fotovoltaiche (PV), produce in Germania ed esporta i propri prodotti in 12 paesi del mondo: i suoi tre mercati principali sono il Giappone, il Messico e il Canada.
  • L’impresa norvegese REC (Renewable Energy Corporation) è un altro grande attore mondiale del fotovoltaico: essa vende una parte della sua produzione alla ditta giapponese Mitsubishi e possiede il 75% delle quote della ditta americana Advanced Silicon Materials LLC.

Tra le imprese che operano ad un livello di produzione più locale, si possono citare due esempi [2]:

  • Il costruttore cinese Suntech Power importa alcune componenti dal Giappone e dall’Austria, ma la maggior parte della sua produzione è realmente made in China.
  • La ditta tedesca Solon, con sede a Berlino, fabbrica prodotti made in Europe e rivende i suoi pannelli in Germania, dove la domanda è la più alta del mondo.

In quale paese si trova, oggi, la maggior concentrazione di impianti per la produzione di pannelli fotovoltaici? Non si tratta di un paese del Terzo Mondo o di una vasta zona franca asiatica, ma dell’ex Germania Est. Le imprese qui localizzate – tra cui Q-Cells, Conergy, Solarworld, ecc. – sono, nel settore del fotovoltaico, tra le più importanti del mondo. L’impegno tedesco nel campo dell’energia fotovoltaica dinamizza l’economia locale. Nel dicembre 2009, a Brandis, la pista d’atterraggio di un’ex base militare della Germania Est accoglierà la più grande centrale fotovoltaica del mondo: con una potenza di 40 MW (Megawatt), essa batterà il record della centrale di Arnsteim, in Baviera, che ha una potenza di 12 MW. Questa zona della Baviera, che vanta un tenore di vita più elevato rispetto alle regioni orientali della Germania, detiene un record inaspettato [3]: nel 2005, vi sono stati installati per i particolari, gli agricoltori o le imprese pannelli fotovoltaici per 289 MW, molto più che nei due mercati mondiali maggiormente all’avaguardia nel settore, il Giappone (290 MW) e gli Stati Uniti (100 MW). Questo significa che un impianto PV tedesco su due è bavarese e che un impianto PV mondiale su quattro è destinato a questo Land.

Il dinamismo tedesco è sostenuto da un contesto legislativo favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili (ER). In queste condizioni, non c’è da stupirsi che, in Germania [4], il fatturato del settore delle energie pulite sia aumentato, nel 2006, del 19% rispetto all’anno precedente. Per il 2007, il settore del rinnovabile dovrebbe registrare un fatturato di 32 miliardi di euro, il 17% in più che nel 2006. Poiché, contrariamente alle energie centralizzate (produzione derivante dalle energie fossili e nucleari), le fonti rinnovabili richiedono impieghi locali non delocalizzabili, lo sviluppo del rinnovabile implica sempre importanti ricadute sul mercato regionale del lavoro. In una città pilota come Friburgo in Brisgovia, è stato stimato che 10.000 posti di lavoro sono legati alle ER. A livello nazionale, in Germania, il settore delle ER impiegava, nel 2006, 214.000 persone [5], il 36% in più che nel 2004. Nel 2007, il settore dovrebbe creare 15.000 posti di lavoro supplementari, impiegando, quindi, complessivamente 230.000 persone. Alcuni esperti stimano che, entro il 2020, il settore delle ER impiegherà 400.000 persone.

La Germania ha, dunque, intrapreso la via della transizione, passando da una vecchia industria basata su un consistente consumo d’energia fossile a una società moderna a basso contenuto carbonato, fondata sulle energie rinnovabili e su un altissimo livello d’efficacia energetica. La Germania, in altre parole, intende passare dal carbone, dal petrolio e dal gas naturale all’energia solare ed eolica, alla biomassa e all’efficacia energetica: il paese ha già cominciato la sua terza rivoluzione industriale. La determinazione tedesca è un esempio per il mondo intero: altri paesi – come il Giappone, l’India o la Spagna – avanzano con fermezza nella stessa direzione. Alla fine del 2006, l’India era il quarto produttore mondiale d’elettricità eolica, dopo la Germania, la Spagna e gli Stati Uniti.


P.S.

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Fonti

  • La rivista tedesca “Photon”, pubblicata, in diverse edizioni straniere, tra cui una inglese e una italiana, il 1 gennaio 2008. Si veda il sito “Photon” in tedesco, il sito “Photon International” e il sito “Photon Online” (in costruzione). Si segnala che il numero di gennaio 2007 di “Photon” (versione tedesca) ha proposto, alle pagine 98 e 99, una carta dei tragitti legati alla produzione di alcuni pannelli fotovoltaici. Alcune informazioni riportate in quest’articolo sono state riprese dal presente testo.
  • La rivista tedesca “Neue Energie” e la sua versione inglese “New Energy”.
  • Il sito dell’associazione Eurosolar, disponibile in tedesco e in inglese.

Philippe Bovet

Giornalista indipendente. Dal 2003 specializzato sull’ambiente, l’energia e i trasporti.


Note

[1] Gli esempi citati qui di seguito sono tratti dalla rivista tedesca “Photon”, N°1, 2007.

[2] Fonte: la rivista tedesca “Photon”, N°1, 2007.

[3] Cifre tratte da “Photon”, N°11, 2006.

[4] Le cifre riportate qui di seguito, fornite dal Ministero Tedesco dell’Ambiente (Bundesministerium für Umwelt, Naturschutz und Reaktorsicherheit, BMU), sono citate in “Eurosolar Infoblatt”, aprile 2007.

[5] Nel 2006, l’eolico impiega 73.800 persone, la biomassa (legno, biogas, ecc.) 91.900, il solare 35.000, l’idraulico 9.200 e la geotermia 4.100.

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