Da dove viene l’energia che utilizziamo? La risposta è solo in apparenza ovvia. Per capire dove e perché sia disponibile in natura energia utilizzabile, saremo costretti ad allargare progressivamente il nostro orizzonte, fino a toccare temi appartenenti alla fisica delle particelle e alla cosmologia. Converrà, quindi, sviluppare la discussione limitando a pochi accenni essenziali i richiami a queste discipline e fornendo poi, come integrazione, ulteriori dettagli nei complementi che chiudono questo articolo.
Utilizzare l’energia
Cominciamo cercando di chiarire la domanda, in particolare precisando il significato della proposizione utilizzare l’energia. In proposito, dobbiamo ricordare che, in tutti processi naturali noti, l’energia – che si presenta nelle due forme fondamentali di energia cinetica (associata al movimento dei corpi e/o delle particelle materiali) e di energia potenziale (associata alle interazioni esistenti tra questi corpi e/o particelle materiali) – complessivamente non cambia, ovvero si conserva. Non potendo essere né creata né distrutta, l’energia può essere, al massimo, spostata, per cui utilizzare l’energia non significa, come il linguaggio corrente sembra suggerire, consumare l’energia, ma solo trasferire l’energia: in tutte le situazioni, l’utilizzazione dell’energia è, dal punto di vista fisico, un trasferimento di energia.
Precisato questo aspetto, dobbiamo ricordare che, nella maggior parte dei casi di interesse pratico, l’energia viene trasferita a sistemi macroscopici – ad esempio all’automobile, oppure a sistemi macroscopicamente ordinati come la corrente elettrica, che fluisce nei circuiti di un computer o di un qualunque dispositivo elettrico o elettronico. Di conseguenza, entreranno inevitabilmente in gioco anche forze di attrito, o forze dissipative, che distribuiranno parte dell’energia ai costituenti microscopici del sistema (atomi, molecole) in quella forma altamente disordinata che chiamiamo calore. La frazione di energia trasformata in calore si manifesta come aumento di temperatura delle parti macroscopiche e non è più percepibile come energia cinetica o potenziale delle stesse, ma solo come movimento microscopico disordinato di atomi e molecole.
La distribuzione disordinata di questa frazione di energia causa il fenomeno dell’irreversibilità, che impedisce di convertire il calore nuovamente in energia cinetica o potenziale delle parti macroscopiche. Giungiamo allora alla conclusione che, in ogni trasferimento, una parte dell’energia viene degradata irreversibilmente in calore, oppure, in modo del tutto equivalente, che in ogni trasferimento di energia si determina anche una perdita irreversibile di ordine nella sua distribuzione. Dato che la parte di energia degradata in calore non può essere riutilizzata microscopicamente, la degradazione dell’energia equivale, da un punto di vista pratico, a una perdita di energia: solo in questo senso la proposizione consumare l’energia ha un qualche significato dal punto di vista fisico.
Può essere utile esemplificare questi concetti.
Il processo fisico che ha luogo quando un’automobile si muove consumando carburante è un trasferimento di energia, realizzato evidentemente dal motore, da energia potenziale (immagazzinata dalle forze elettromagnetiche che uniscono gli atomi nelle molecole del carburante) a energia cinetica (movimento macroscopico dell’automobile). In tale trasferimento operano inevitabilmente anche forze di attrito – attrito tra le superfici della ruota e dell’asfalto, attrito tra la superficie della carrozzeria e l’aria, attrito tra le parti meccaniche in movimento, ecc. –, che trasformeranno irreversibilmente una parte dell’energia in calore (aumento della temperatura delle ruote, dell’asfalto, della carrozzeria, dell’aria, delle parti meccaniche, ecc.). Anzi, tutta l’energia verrà trasformata in calore: quando l’automobile comincia a muoversi, l’energia del carburante viene convertita in energia cinetica dell’auto e in calore; una volta in marcia a velocità costante, l’energia cinetica non cambia e l’energia prelevata dal carburante eguaglia quella trasformata in calore; giunti a destinazione, l’auto si ferma e, frenando, converte anche l’energia cinetica acquisita inizialmente in calore (ceduto ai dischi dei freni). Dunque, alla fine del viaggio tutta l’energia ordinata, racchiusa nei legami chimici delle molecole del carburante, risulta distribuita in modo disordinato sotto forma di calore e, come tale, è macroscopicamente inutilizzabile.
Se non esistesse il fenomeno dell’irreversibilità, l’energia del carburante potrebbe essere riutilizzata all’infinito, eliminando ciò che, impropriamente, chiamiamo consumo di energia. Infatti, l’automobile potrebbe partire trasformando l’energia di una frazione di carburante in energia cinetica; raggiunta la velocità di marcia, essa proseguirebbe il viaggio senza ulteriore dispendio di energia; giunta a destinazione, i freni fermerebbero l’auto, convertendo la sua energia cinetica in calore; il calore potrebbe essere nuovamente convertito in energia cinetica dell’auto, che potrebbe ripartire per tornare a casa. Si potrebbe, quindi, viaggiare senza consumare energia, impegnandone una frazione riutilizzabile all’infinito.
Prelevare l’energia
Alla luce delle precedenti considerazioni, la domanda formulata all’inizio prende la forma seguente: da quali sistemi fisici possiamo prelevare le frazioni di energia ordinata che, all’interno dei dispositivi utilizzati dall’uomo (automobili, circuiti elettrici ed elettronici, ecc.), saranno inevitabilmente trasformate in calore?
La risposta è piuttosto ovvia: poiché, come osservato in precedenza, l’energia si conserva e non può essere creata a nostro piacimento (e nemmeno distrutta), non possiamo far altro che prelevarla dall’ambiente in cui viviamo, il quale dispone, fortunatamente, di consistenti riserve di energia ordinata. D’altra parte, se queste riserve non esistessero, la vita stessa non potrebbe svilupparsi. La domanda prende allora la forma: in quali sistemi fisici l’ambiente racchiude energia ordinata? Perché proprio in quelli?
Per rispondere è necessario ampliare la portata delle nostre considerazioni con questa osservazione fondamentale: non solo gli scambi energetici che si realizzano quando l’uomo utilizza l’energia, ma anche quelli che avvengono spontaneamente nell’ambiente in cui viviamo (esseri viventi compresi, fino ad includere l’intero cosmo) sono caratterizzati dalla conversione irreversibile di una parte dell’energia in calore, oppure, in modo equivalente, dall’aumento del disordine nella sua distribuzione.
In realtà, l’ordine di queste osservazioni dovrebbe essere capovolto: si ritiene, infatti, che esista una legge fisica di validità universale per cui gli scambi di energia tra sistemi fisici procedono sempre nella direzione di un progressivo aumento del disordine della sua distribuzione (aumento dell’entropia). In questo modo, la stessa legge governa sia l’evoluzione del cosmo nel suo complesso sia gli infiniti processi, di qualunque tipo e complessità, che avvengono al suo interno, compresi i trasferimenti energetici operati dall’uomo quando utilizza l’energia.
Questo stato di cose permette di comprendere che la nostra ricerca di sorgenti ordinate d’energia compete, in realtà, con i processi spontanei che avvengono nell’ambiente, per cui l’uomo può contare su tutte le riserve di energia ordinata che i processi che governano il cosmo non hanno ancora completamente degradato. Traducendo nel linguaggio della fisica, possiamo affermare che l’uomo può ottenere energia ordinata solo perché il cosmo non ha raggiunto l’equilibrio termodinamico, quello stato di massima degradazione dell’energia, noto come morte termica, raggiunto il quale ogni trasformazione si arresta.
Prendiamo in esame i processi di fissione e fusione, che, in termini quantitativi, rappresentano le più rilevanti riserve di energia ordinata disponibile, essendo governati dalla più intensa delle forze naturali: l’interazione forte.
Nel caso della reazione di fusione nucleare, ad esempio, due nuclei leggeri (per esempio, nei reattori attuali, deuterio e tritio) si uniscono per formare un nucleo più pesante (elio). Nel corso del processo, viene liberata una grande quantità di energia, che si distribuisce, sotto forma di energia cinetica, tra i prodotti della reazione. Il processo è ovviamente in accordo con la legge della degradazione dell’energia: l’energia ordinata, racchiusa nei nuclei di deuterio e trizio nella forma di potenziale della forza forte (la forza che unisce protoni e neutroni nel nucleo), viene trasformata in energia cinetica disordinata dei prodotti della reazione. Il processo, quindi, avrebbe potuto compiersi anche spontaneamente, sottraendo all’uomo questa possibilità. Questo non è accaduto perché i processi di fusione spontanea che sono avvenuti nel cosmo all’inizio della sua storia e che avvengono tuttora all’interno delle stelle non hanno ancora raggiunto il loro epilogo nella sintesi del ferro, oltre il quale nessun processo di aggregazione nucleare risulterà più possibile – è noto dalla fisica nucleare, infatti, che i processi di fusione producono energia fino alla sintesi del ferro – e che, virtualmente, rappresenterà la fine di questa riserva di energia.
La fisica delle particelle chiarisce che le forze elementari sono strutturate in modo da aggregare la materia in forme sempre più complesse (saturazione della carica). Nelle primissime fasi di vita del cosmo, la forza forte ha unito i quark a formare protoni e neutroni (i costituenti del nucleo atomico) e, di lì a poco, ha unito protoni e neutroni a formare nuclei di elio, dopodiché l’espansione del cosmo ha interrotto i processi di fusione nucleare. Solo molto più tardi – e non più su scala cosmica, ma solo su scala locale – tale processo, innescato dalla contrazione gravitazionale della materia, è ripreso all’interno delle stelle, dove si compirà, attraverso successive generazioni stellari, fino alla sintesi di cospicue frazioni di ferro, che renderanno instabili le stelle e ne causeranno la scomparsa in un arco di tempo dell’ordine di 100 miliardi di anni. Dato che il cosmo ha un’età dell’ordine di 15 miliardi di anni, si comprende che questo processo non è che agli inizi, per cui sulla terra – originatasi, assieme al sole e agli altri pianeti, dai materiali della seconda generazione stellare – sono disponibili importanti frazioni di nuclei, che, non avendo percorso l’intera catena della fusione fino al ferro, possono ancora fornire energia ordinata.
Considerazioni analoghe possono essere fatte anche per i processi chimici governati dall’interazione elettromagnetica, la seconda in ordine di intensità. La benzina, ad esempio, fornisce energia attraverso il processo di combustione degli idrocarburi, nel corso del quale gli atomi di carbonio, inizialmente inseriti all’interno della catena molecolare dell’idrocarburo, modificano il proprio legame chimico, unendosi all’ossigeno e formando un composto stabile e inerte quale la CO2, ben nota per l’effetto serra che determina. Il processo libera una certa quantità di energia e risulta naturalmente in accordo con la legge della degradazione (l’energia ordinata racchiusa nel legame chimico del carbonio all’interno dell’idrocarburo viene convertita in energia cinetica disordinata dei prodotti di reazione), per cui avrebbe potuto realizzarsi anche spontaneamente, sottraendo all’uomo questa fondamentale riserva di energia ordinata. Questo non è avvenuto perché il petrolio, formandosi in profondità – a partire da materiale organico, in particolari condizioni di elevata pressione e temperatura (finestra del petrolio) –, non è venuto a contatto con l’ossigeno e gli idrocarburi non hanno percorso spontaneamente, fino alla produzione di CO2, quella catena di processi che, oggi, si completano all’interno dei nostri motori.
Il terzo e ultimo esempio riguarda, invece, reazioni controllate dall’interazione gravitazionale: questa è la meno intensa delle forze naturali, ma il fatto che operi su qualunque distanza e che non sia soggetta al fenomeno della saturazione della carica (nel caso dell’interazione elettromagnetica, ad esempio, quando si uniscono due cariche
e
, si forma un sistema elettricamente neutro
, per cui, all’esterno di tale sistema, l’interazione tende a sparire) la rende un rilevante deposito di energia ordinata, a patto, però, che siano coinvolte imponenti quantità di materia.
Un bacino d’acqua posto in quota possiede energia ordinata nella forma di energia potenziale dell’interazione di gravità tra il pianeta terra e l’acqua stessa. Da questo punto di vista, il sistema acqua-terra tenuto insieme dalla forza di gravità è del tutto analogo ai sistemi atomo-atomo (reazione chimica) o nucleo-nucleo (reazione nucleare), tenuti insieme dalle forze elettromagnetica e forte: sia pure attraverso forze differenti, entrambi i sistemi racchiudono energia potenziale. Aprendo le condotte forzate, l’acqua scende a valle, trasformando l’energia potenziale in energia di movimento (cinetica) dell’acqua: la trasformazione dell’energia potenziale in movimento dell’acqua nel sistema acqua-terra è assolutamente analoga alla trasformazione dell’energia potenziale in movimento dei prodotti di reazione nei sistemi atomo-atomo e nucleo-nucleo.
Nella parte finale del processo, il movimento dell’acqua viene trasferito alle turbine, che convertono l’energia cinetica in energia elettrica, soprattutto movimento di cariche elettriche (correnti elettriche). Come nei casi precedenti, il processo di caduta a valle dell’acqua del bacino potrebbe avvenire spontaneamente, sottraendo all’uomo questa fonte di energia. Tuttavia, questo non accade perché l’uomo ha costruito la barriera della diga, che arresta il corso del processo spontaneo: in linea di principio, la diga ha lo stesso ruolo del sequestro degli idrocarburi nel sottosuolo, in assenza di ossigeno, o dei fenomeni su scala cosmica, che hanno arrestato la fusione nucleare.
In questo caso, è apparentemente più semplice individuare la provenienza dell’energia dell’acqua nel bacino (nei casi precedenti, l’origine dell’energia nelle reazioni nucleari e chimiche ci ha condotti ai temi della cosmologia e dell’origine del petrolio). Gocce d’acqua acquistano energia salendo in quota nel campo di gravità terrestre attraverso una serie di complessi meccanismi, che, con tutta evidenza, traggono la loro energia primaria dal sole; il sole. a sua volta, la trae dalla fusione nucleare, che rimanda inevitabilmente ai processi su scala cosmica cui abbiamo accennato.
Conclusioni
Questi esempi, ed altri dello stesso tipo che potremmo commentare, indicano con chiarezza che l’energia ordinata risiede essenzialmente nella materia, racchiusa nella forma di energia potenziale dalle forze che tengono uniti i suoi costituenti fondamentali (forza forte, forza elettromagnetica e forza gravitazionale), in una misura tanto più grande quanto maggiore risulta essere l’intensità della forza in gioco.
Ricordando che, in natura, esistono quattro diverse interazioni fondamentali – in ordine di intensità l’interazione forte, l’interazione elettromagnetica, l’interazione debole e l’interazione gravitazionale –, possiamo comprendere che le maggiori riserve di energia ordinata risiedono nei nuclei (tenuti insieme dall’interazione forte) piuttosto che negli atomi o nelle molecole (tenuti insieme dalla forza elettromagnetica). L’interazione debole non è in grado di immagazzinare frazioni apprezzabili di energia, ma è in grado di rendere instabili le particelle che, decadendo, possono cedere energia. Se la quantità di materia soggetta a questo fenomeno è rilevante, si possono ottenere, come nel caso della geotermia, interessanti quantità di energia. L’interazione gravitazionale, infine, è la più debole delle interazioni, ma, se si ricorre a imponenti quantità di materia (nel caso esaminato la materia del pianeta terra e dell’acqua dell’intero bacino!), le frazioni di energia immagazzinata possono diventare rilevanti.
Individuate le riserve di energia ordinata, occorre, poi, trovare il modo di estrarla. Nel caso del bacino in quota è sufficiente aprire il rubinetto della condotta forzata, mentre nel caso della fusione nucleare si deve ricorrere a reazioni così difficili da innescare che saranno necessari, forse, decenni per riuscirci in modo vantaggioso. Più facile è innescare le reazioni chimiche di combustione, ma la produzione di gas serra consiglia di non procedere in questa direzione.
Tralasciando queste considerazioni, che riprenderemo in una sezione apposita, abbiamo anche sottolineato che le forze naturali – forza forte, forza elettromagnetica e forza gravitazionale (la forza debole non svolge un ruolo rilevante a questo proposito) – sono strutturate in modo tale da soddisfare la legge della degradazione dell’energia attraverso l’aggregazione della materia in forme sempre più complesse, fino a giungere a uno stato di equilibrio – detto equilibrio termodinamico – corrispondente alla massima aggregazione della materia e degradazione dell’energia. In questo contesto, l’uomo può ottenere energia ordinata solo inserendosi nel flusso dei processi spontanei, in particolare di quei processi che non abbiano ancora raggiunto lo stato finale di equilibrio. In questo modo, può ottenere frazioni di energia ordinata da trasferire ai dispositivi che lo interessano, dove si realizzeranno quegli inevitabili processi di degrado che, prima o poi, l’ambiente, nel corso della propria evoluzione, compirebbe spontaneamente.

Invia via email

















