David J. Hess, Localist Movements in a Global Economy. Sustainability, Justice and Urban Development in the United States, The MIT Press, Cambridge Massachusetts, 2009, pp. 323fren

Per comprendere la globalizzazione, un importante punto di partenza ermeneutico è sicuramente quello di chi all’internazionalizzazione dei commerci, dei mercati e delle informazioni oppone – oppure affianca – una nuova centralità del locale. L’autore di questo volume, professore di Science and Technology Studies e direttore del programma Ecological Economics, Values, and Policy al Rensselaer Polytechnic Institute, concentra il suo studio sull’analisi dei movimenti localistici negli Stati Uniti.

25 giugno 2010, di Maria Chiara Rioli
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Già autore di Alternative Pathways in Science and Industry (MIT Press, 2007), Hess avvia la sua riflessione con la descrizione del significato della parola globalizzazione sul piano economico, politico, sociale e ambientale. Secondo questa prospettiva, la globalizzazione si presenta come un fenomeno storico caratterizzato dalla crescente complessità e internazionalizzazione dei mercati economici e finanziari, dalla concentrazione della maggior parte della ricchezza mondiale nelle mani di multinazionali ed élites, dall’inasprimento delle disuguaglianze sociali, dall’indebolimento del ruolo dei governi e dalla crisi dello Stato-nazione, dal rischio di un deficit di democrazia, dalla trasformazione delle forme d’identità, dalla crescita della consapevolezza dei limiti ambientali dello sviluppo e della domanda di energia. Un numero crescente di politologi e teorici della globalizzazione sottolineano, tuttavia, come la globalizzazione non assuma forme univoche nel pianeta, ma come si assista, piuttosto, a una trasformazione del rapporto tra globale e locale, coniando il concetto sempre più condiviso di glocale.

L’autore spiega, inoltre, la scelta di parlare di movimenti localistici: non si tratta, infatti, di gruppi eterodiretti che agiscono per gli interessi economici di una parte, ma di realtà sociali e politiche che incarnano responsabilità civica, desiderio di partecipazione democratica e plurale volta alla trasformazione sociale ed economica, contro la politica di multinazionali e corporations. Questi stessi gruppi parlano e scrivono di se stessi definendosi movimenti. In questo senso è importante riconoscere convergenze e differenze tra i movimenti localistici e i movimenti anti-globalizzazione.

Concentrandosi particolarmente sui movimenti localistici statunitensi presenti in aree urbane e metropolitane, Hess individua quattro elementi che caratterizzano queste realtà da un punto di vista economico:

  • l’impiego di risorse locali;
  • la produzione di beni e cibo da parte di produttori locali;
  • il commercio da parte di organizzazioni e singoli individui di uno stesso territorio;
  • il consumo effettuato da una popolazione geograficamente prossima all’area di produzione e scambio.

Ne sono esempi alcuni tipi di azienda agricola, di credito cooperativo, di mezzi di comunicazione radicati nel territorio. Al tempo stesso realtà e movimenti possono apparire come forme pure o ibride di localismo, indicando soluzioni e misure diverse per le questioni della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale. Proprio per questo una delle tesi del volume è che difficilmente il solo localismo può fornire soluzioni complete ai problemi del pianeta, ma può aiutare a porre seriamente in agenda problemi globali e indicare possibili soluzioni locali.

Riflessione teorica, ricerca empirica e analisi politica si intrecciano in questo libro: i primi capitoli sono infatti dedicati alla disamina del localismo dal punto di vista della filosofia politica, mentre la parte centrale del testo è dedicata all’analisi sociologica dei movimenti localistici negli Stati Uniti – attingendo anche alla riflessione di Pierre Bourdieau – e alla comparazione storica tra l’opposizione alle grandi catene di negozi negli anni ’20 e ’30 e la campagna di “acquisto locale” inaugurata nel 1995.

Nella prospettiva di Hess, la comprensione del dibattito tra i fautori del neoliberismo e quelli di un’altra economia è fondamentale per comprendere la nascita e la diffusione dei movimenti localistici. L’autore traccia la storia dell’affermazione delle politiche neoliberiste negli Stati Uniti nel XX secolo individuando, come fase periodizzante del passaggio da un welfare-state liberalism alla deregolamentazione, gli anni Ottanta. L’analisi del neoliberismo sostenuto dal Washington Consensus e la difficoltà di una seria presa in carico delle problematiche energetiche, ambientali e sociali si affiancano alla disamina teorica dell’approccio socialista e comunista di fronte a questi nodi. L’autore individua punti di contatto e differenze tra il modello socialista e l’alternativa proposta dai movimenti localistici, chiarendo come le due prospettive non possano essere sovrapposte e fatte coincidere. Il localismo, riassume l’autore, sottolinea i problemi della globalizzazione dell’economia e della perdita di sovranità locale e si concentra sul progetto di costruzione di un’economia basata su unità economiche diverse dalla grande multinazionale, piuttosto che sull’individuazione di soluzioni che trasformino il ruolo dei governi nell’economia e che affrontino la crescita delle disuguaglianze all’interno delle nazioni. Un ulteriore importante elemento che contraddistingue i movimenti localistici e li distanzia dal socialismo è quello che viene chiamato “radicalismo della classe media”: rifiutando le interpretazioni della classe media come naturalmente conservatrice, Hess sottolinea come sia proprio questa fascia di piccoli proprietari che storicamente, nei primi decenni del Novecento, negli Stati Uniti si allea con la classe operaia per contrastare le politiche e gli interessi delle grandi corporations.

Dal punto di vista energetico, particolarmente interessante è il sesto capitolo, dedicato ai temi dell’energia locale e del settore pubblico. Se, infatti, i movimenti localistici appaiono particolarmente attivi nel settore della produzione agricola, la letteratura sul rapporto tra energia (in particolare elettrica) e proprietà locale è ancora scarsa. L’autore si concentra sul campo dell’energia elettrica e dei trasporti, mettendo in evidenza come – ancora una volta a differenza del settore agricolo – in questi due ambiti i movimenti localistici abbiano svolto un ruolo molto debole. Al tempo stesso, un’ulteriore differenza rispetto al settore agricolo è rappresentata dal fatto che lo Stato, nel campo dell’energia elettrica e dei trasporti, ha mantenuto un ruolo importante e preminente, anche nei decenni di deregolamentazione.

In questo senso, se finora i movimenti localistici hanno partecipato solo limitatamente al settore dei trasporti e dell’energia elettrica e poca attenzione è stata dedicata al loro ruolo, in essi l’autore intravede potenzialità positive nell’ambito della sostenibilità ambientale e sociale. Questi settori, afferma l’autore nelle conclusioni del volume, sono l’esempio del possibile ruolo dei movimenti localistici nelle società e nelle economie nazionali e globali. Il localismo può essere parte delle soluzioni con cui affrontare ineguaglianze e disastri ambientali nello scenario mondiale del XXI secolo. Di tutte queste soluzioni, anche se parziali, conclude l’autore, il mondo avrà bisogno.


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Maria Chiara Rioli

Maria Chiara Rioli

Dottoranda presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, si occupa d’informazione sociale e dal Sud del mondo, delle relazioni tra religioni e società. Autrice del volume Guarigione di popoli (EMI, 2009) sulle Commissioni per la verità e la riconciliazione in Sudafrica e Sierra Leone. Fa parte dell’equipe di Cartografare il presente.


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