Ivan Scrase, Gordon Mackerron (a cura di), Energy for the Future. A New Agenda, Palgrave Macmillan, Basingstoke, 2009, pp. 298.

Se la prevenzione di pericolosi cambiamenti climatici deve essere la priorità delle politiche energetiche, è purtroppo vero che in quasi tutti i paesi, nonostante le buone intenzioni e la retorica in merito, le emissioni di anidride carbonica stanno crescendo. Energy for the future, raccolta di quattordici saggi scritti da ricercatori appartenenti al Sussex Energy Group (SEG) dell’università inglese del Sussex, inchioda i governi agli errori passati e presenti in materia di energia e sviluppo sostenibile, ma contemporaneamente offre riflessioni e piste di azione per intraprendere nuovi percorsi.

27 ottobre 2009, di Maria Chiara Rioli

I testi di questo volume collettivo sono accomunati dalla scelta di tre principi fondamentali: quelli di precauzione, diversità e flessibilità, rivendicando l’urgenza di un approccio olistico ai temi energetici che potenzi, ad esempio, le opportunità provenienti da nuove forme di energia.

Gli autori chiariscono in apertura che la sfida principale per l’umanità nel XXI secolo è quella di evitare cambiamenti climatici: la rilevanza cruciale del tema energetico deriva proprio dall’evidenza che il sistema energetico mondiale è la prima causa e, al tempo stesso, la prima soluzione per i mutamenti del clima sul pianeta. Premessa fondamentale è la consapevolezza che una risposta efficace al problema climatico può giungere solo garantendo la sicurezza della disponibilità energetica, l’efficienza economica e l’accesso ai servizi legati all’energia. Se, infatti, spiegano gli autori, la politica contro il cambiamento climatico nelle nazioni ricche è fondamentalmente una politica energetica, la politica energetica non riguarda solo il cambiamento climatico. Si delinea così il “ triangolo energetico” che lega sicurezza nella fornitura, liberalizzazione del mercato e protezione ambientale: un triangolo al centro delle sfide che i politici hanno dinanzi a sé nel mondo industrializzato.

Gli autori inquadrano il problema energetico individuando macro-tendenze evidenti dalla fine del Novecento: in particolare, dopo lo shock petrolifero del 1973, all’inizio degli anni ’80 si affermano anche in ambito energetico politiche di privatizzazione e liberalizzazione. L’Inghilterra e il Cile guidano questo processo di “meno Stato, più mercato” anche nel settore energetico. Negli anni ’90, di fronte agli interrogativi sulle misure con cui trasformare il sistema in un modello sostenibile, di fronte ai disastri ambientali e ai mutamenti climatici, la risposta più diffusa resta quella fondata sulla centralità del mercato.

I saggi degli studiosi mostrano, tuttavia, come l’ultimo decennio abbia segnato un nuovo ridisegnarsi delle politiche energetiche, di fronte all’emergere della priorità di garantire una sicurezza energetica – problema particolarmente significativo se si pensa al mercato del gas e al prezzo del petrolio, passato dai 24 dollari al barile nel 2001 ai 130 dollari all’inizio del 2008. L’energia è tornata ad essere un fronte decisivo del confronto e dello scontro geopolitico. Per gli autori tornano le paure che si presentino shock petroliferi come negli anni ’70 ma ancora più estesi e gravi, anche se questi stessi timori sono stati a volte strumentalizzati e mal rappresentati. Lo stesso calcolo del “picco petrolifero” è di non semplice definizione, ma difficilmente potrà essere rimandato oltre il 2030, come vorrebbero gli osservatori più ottimisti.

Contemporaneamente è cresciuta la consapevolezza del rischio climatico che l’umanità affronta: gli autori ricordano le conclusioni e i dati diffusi nel 2007 dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che mostrano come la temperatura media del pianeta sia cresciuta di O,7°C rispetto alla situazione pre-industriale, individuando la stretta correlazione tra crescita delle emissioni di anidride carbonica e riscaldamento globale.

I ricercatori mettono in luce come i consumi energetici industriali siano calati nei paesi industrializzati, registrando però una crescita complessiva dovuta alle economie emergenti. Nei paesi sviluppati il consumo energetico resta prevalentemente legato al riscaldamento, ai servizi e all’uso nel settore agricolo. Il confronto delle quote pro capite di anidride carbonica emesse è schiacciante: nel 2006 0,9 tonnellate in Africa, rispetto alle 11 tonnellate nei paesi più industrializzati.

Negli ultimi vent’anni la dimensione internazionale della problematica energetica è, dunque, cresciuta notevolmente d’importanza, per diverse ragioni:

  • il mercato dell’energia ha assunto un peso rilevante nella bilancia della maggior parte dei paesi industriali e in via di sviluppo, aumentando i motivi di preoccupazione in merito alla sicurezza;
  • le conseguenze ambientali del consumo e della produzione di energia sono diventate più evidenti;
  • la liberalizzazione e la privatizzazione dei mercati hanno accresciuto l’interdipendenza delle economie anche in materia energetica.

Al tempo stesso, nonostante la crescente globalizzazione, i governi mostrano sempre maggiore difficoltà ad affrontare i problemi energetici nazionali o regionali.

Nei saggi del volume viene ripercorsa anche la storia delle istituzioni internazionali che si occupano di energia (in particolare la Un-Energy creata dopo la Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile del 2002), individuandone limiti e potenzialità.

Un elemento chiave del cambiamento delle politiche energetiche sollevato dagli studiosi è la trasformazione del modo con cui l’energia viene inquadrata dai governi: non più solo come unità commerciale di elettricità e carburante, ma come unità di “servizi per l’uomo” (come riscaldamento o mobilità).

Un’ampia parte del volume è dedicata allo studio della politica energetica intrapresa dall’Inghilterra, che, tra il 2000 al 2003, ha saputo unire l’urgenza di inserire il cambiamento climatico nell’agenda politica e, al tempo stesso, di creare un consenso politico intorno ai temi energetici e ambientali.

Alcuni saggi presenti nel volume sono dedicati proprio al tema della costruzione della legittimità e dell’autorità politica in materia energetica. A questi aspetti sono dedicate anche le conclusioni degli autori, che invocano un chiaro dibattito pubblico e una seria e democratica responsabilità come sentiero più robusto e degno di fiducia verso un futuro energetico davvero sostenibile.


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