Dopo Putin, Putinen

Tena Prelec (da Mosca)

7 marzo 2012, di Tena Prelec
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Mosca - Vladimir Putin vince di nuovo, e il clima delle proteste cambia colore

Le prime proteste dopo la vittoria di Vladimir Putin alle elezioni presidenziali russe del 4 marzo scorso non hanno avuto niente a che vedere con l’atmosfera gioiosa delle manifestazioni di massa dei mesi scorsi. Una mobilitazione senza precedenti di forze speciali, che sono state fatte venire fin da fuori Mosca per l’occasione, ha assalito i circa 20.000 manifestanti dopo la fine delle proteste dell’opposizione in piazza Pushkin il 5 marzo.

Nonostante i primi exit poll avessero indicato che un secondo turno sarebbe stato possibile, Vladimir Putin si è di nuovo imposto alle elezioni presidenziali con un sonoro 63,6%. Ritorna quindi alla carica di presidente della Federazione Russa per altri sei anni, con la possibilità di rielezione per un ulteriore mandato.

Le insinuazioni di frode elettorale sono moltissime. Dopo le elezioni parlamentari tenutesi tre mesi fa, ritenute illegali da molti, un gran numero di cittadini russi ha partecipato questa volta al processo di monitoraggio. I social media stavano brulicando di messaggi riguardanti irregolarità nelle procedure elettorali fin dalle prime ore di domenica mattina, e non hanno cessato di farlo sino a dopo la chiusura delle urne. Le irregolarità più evidenti e denunciate con più forza erano i cosiddetti “caroselli”: gruppi di persone mandate a votare più di una volta in diversi seggi elettorali, di solito scortate in giro in minivan o autobus.

Masha, un’osservatrice elettorale in centro Mosca, mi ha riferito che: “le irregolarità erano presenti anche questa volta, ma lo schema con cui sono state condotte è cambiato, e non ci è stato subito chiaro. I membri della commissione elettorale usavano penne cancellabili, cosa non illegale di per sé, ma di certo strana. Molti giovani sembravano essere minori, ma non ci era permesso controllare i documenti. Fino al’8% di coloro che hanno votato a questo seggio non appariva nella nostra lista elettorale ufficiale, ma hanno votato qui comunque usando gli ‘otkrepitelnye’, documenti che permettono di votare in un seggio diverso da quello assegnato inizialmente”. Mihail, un osservatore a Altufevo, nel nord della capitale, era felice dell’andamento delle elezioni nel suo seggio quando ero passata a trovarli, in tarda mattinata. In serata mi ha chiamato per dire che sono state riscontrate grosse violazioni: “Un gran numero di persone che hanno votato nel nostro seggio non erano presenti nelle liste questa mattina, ma sono stati aggiunti nel corso della giornata. Un carosello di circa 100 persone si è presentato a un seggio elettorale vicino. Abbiamo presentato ricorso alla commissione elettorale rionale, ma tutte le nostre rimostranze sono state ritenute senza fondamento”.

Dal lato positivo, i giorni scorsi sono stati per Mosca un grande momento di cittadinanza attiva. La scelta di circa 30.000 russi di vigilare sull’onesta delle elezioni in prima persona ha creato una grande consapevolezza pubblica. Le elezioni si sono trasformate da un appuntamento monotono, e possibilmente da evitare, a un vero processo partecipativo in cui ogni stralcio di informazione era avidamente consumato e condiviso. C’è tuttavia da riscontrare che questo processo non è successo dovunque, e non ha coinvolto chiunque. Le aree rurali sono rimaste pressoché non toccate dall’ondata di attivismo politico che ha travolto le grandi città. Per coloro che l’hanno visitata un paio di anni fa, Mosca è ora una grande sorpresa in questo senso. Nicolas, un produttore televisivo che ho conosciuto nel corso della mia prima visita alla città qualche anno fa, ha detto: “Nel 2006 gli unici a parlare di politica russa eravamo noi, gli stranieri. Oggi, puoi sentire parlare di Putin, Prokhorov o Navalny in qualunque caffè”.

Coloro che hanno creduto che questo risveglio politico avrebbe avuto un impatto sui numeri delle elezioni sono rimasti amaramente delusi. La sera dopo il conteggio dei risultati, gli attivisti dell’opposizione si sono così di nuovo riversati sulle strade, mentre i gruppi nazionalistici hanno risposto a loro volta con controazioni. La manifestazione più grande si è tenuta in piazza Pushkin, nel cuore di Mosca. La partecipazione era molto più ridotta delle manifestazioni del dicembre scorso, eppure si aveva la sensazione che la piazza non riuscisse a contenere più persone di quante ne stesse già ospitando. Le strade laterali erano letteralmente intasate dalle forze speciali, e l’atmosfera generale era cupa, completamente diversa da quella gioiosa dell’anello bianco di otto giorni prima.

I manifestanti hanno deciso di non marciare verso il Cremlino, al contrario di quello che era stato precedentemente annunciato. Molti di loro sono invece rimasti sulla piazza dopo la fine ufficiale della protesta, provocando così la reazione della polizia. Fra gli arrestati, e subito rilasciati, ci sono stati anche Alexei Navalny, leader informale delle forze di opposizione, Sergei Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra, il deputato della Duma Ilya Ponomarev, il giornalista del Time Simon Shuster. La sensazione è che se i manifestanti avessero deciso di forzare la marcia verso la Piazza Rossa, come in programma, gli arresti e scontri sarebbero stati molto più gravi.

Inoltre, la sera prima del giorno delle elezioni diversi attivisti sono stati fermati e arrestati. Fra di loro, due gruppi al femminile: le attiviste ucraine Femen, conosciute per le loro azioni di protesta in topless, e la band femminista punk Pussy Riot, arrestate per essersi esibite in una “preghiera punk anti-Putin” nella Cattedrale di Cristo Salvatore il 21 febbraio scorso. Il processo è stato differito ad Aprile, e due delle componenti del gruppo, entrambi madri, hanno annunciato lo sciopero della fame finché non verranno liberate. Rischiano una sentenza di un massimo di sette anni.

I protestanti pianificano ora di portare avanti le loro azioni, taluni – come il Fronte di Sinistra - anche quotidianamente, mentre la prossima grande manifestazione è prevista per il 10 marzo. Gli oppositori di Putin chiamano il suo potere illegittimo. Ma è davvero così? Un’interessante analisi indipendente sulla falsificazione delle elezioni ha concluso che a Mosca le presidenziali di marzo 2012 sono state molto più pulite delle parlamentari di dicembre 2011. Fuori dai grandi centri urbani, al contrario, le irregolarità sono rimaste pressoché immutate. Gli oppositori potrebbero quindi ora cercare di diffondere la protesta nelle altre regioni del paese. Sta di fatto che, falsificazione o no, Putin rimane saldamente al potere con una preferenza complessiva che è di certo superiore al 50% dei votanti.

Due cose sono chiare dopo gli eventi dei giorni scorsi: gli oppositori non fermeranno le loro proteste nelle grandi città, ma il resto della Russia non li sta seguendo. Quello che è meno chiaro è il metodo prescelto da Putin per reagire al malcontento. Ora che non può più contare sulla immagine di Medvedev come un liberale progressista per bilanciare la sua fama di leader dal pugno di ferro, userà maniere buone o cattive per rispondere a coloro che mettono in dubbio la legittimità del suo potere? I giorni spensierati della protesta potrebbero essere finiti assieme alla manifestazione del 5 marzo.

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Forze speciali a Mosca in Tverskaya street (questo era l’inizio di una colonna di poliziotti lunga almeno 300 m)
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Alexei, docente di scienze politiche, e Masha, osservatrice elettorale, di fronte al seggio di Mosca n°95
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Inizio della protesta in Piazza Pushkin
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Una dimostrante: “Altri 6 anni? NO!”
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“Cambiare: lo chiede il nostro cuore!”
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Manifestante dalla Bielorussia

Tena Prelec

Tena Prelec

Laureata in Traduzione e Interpretazione presso l’Università di Trieste e in relazioni internazionali con specializzazione sull’Est Europa presso l’University College London. Ha lavorato presso l’organizzazione inglese sulla libertà di stampa Index on Censorship e nel direttivo di AEGEE-Europe. Si interessa principalmente di Russia e Balcani.


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