Il fenomeno Primavera Araba: la prospettiva dei protagonisti e la retrospettiva degli analisti.

2 aprile 2012, di Greta Messori
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"Il genere umano si divide in tre classi: gli inamovibili, quelli che si sono mossi, e quelli che muovono" recita uno dei numerosi proverbi arabi citati nel libro "Non ho più paura. Tunisi, diario di una rivoluzione". Se si dovesse inserire il popolo tunisino in una di queste classi, non si potrebbe di certo scegliere quella degli inamovibili. Come definito dagli stessi autori, "Non ho più paura" [1] è a tutti gli effetti il diario di una rivoluzione: segue giorno per giorno gli eventi che dal 17 dicembre 2010 al 16 gennaio 2011 trasformano per sempre il volto della Tunisia. Francesca Russo e Simone Santi sono una coppia di italiani insediati da tempo nel Paese e raccontano con lo sguardo di chi vive in prima persona gli eventi e ne conosce i protagonisti per nome, eppure non sembrano essere più stupiti dall’evoluzione degli eventi di quanto non lo siano gli esperti autori che firmano i saggi del numero autunnale di "The Hedgehog Review" intitolato The roots of the Arab Spring [2] . I regimi autoritari della regione sembravano in grado di resistere al cambiamento, ma dopo quella mattina del 17 dicembre in cui la disperazione e la frustrazione per una bilancia sequestrata spingono il ventiseienne tunisino Mohamed Bouazizi a darsi fuoco davanti all’ufficio di polizia di Sidi Bouzid, l’effetto domino è innescato. Se paragonato ai 23 anni di regime, il mese che divide il suicidio di Bouazizi dalla fuga del Presidente Zine el-Abdine Ben Ali ha qualcosa di straordinario: i racconti delle proteste, esportati su larga scala dai social networks e da Al-Jazeera, ispirano nuove dimostrazioni in tutto il Nord Africa e in Medio Oriente e segnano un punto di non ritorno.

Il racconto di "Non ho più paura", breve quanto intenso, si chiude sulle note di una Tunisia alle prese con le prime scelte democratiche e ci aiuta a ricordare dove tutto è iniziato, mentre le vicissitudini di Piazza Tahrir e dei ribelli libici iniziano a prendere il sopravvento nella cronaca del fenomeno ribattezzato Primavera Araba e protagonista assoluto dell’approfondita analisi dei saggi de "The Hedgehog Review".

Proprio a proposito della dicitura Arab Spring, è interessante riportare la definizione alternativa di Ahmed H. al-Rahim, professore di Islamic Studies alla University of Virginia, secondo il quale ci si dovrebbe riferire agli eventi come a "rivolte nazionali post coloniali contro i regimi eredi dei colpi di Stato militari degli anni Cinquanta e Sessanta". Come sottolinea David Cook nel saggio "The Arab Spring and failed political legitimacy", non è un caso che le "monarchie di stampo medievale" come Marocco e Giordania siano rimaste immuni al collasso mentre i regimi più moderni (Tunisia, Egitto, Libia) non abbiano resistito. Passato il periodo di pan arabismo e pan islamismo, ora le rivendicazioni al centro delle rivolte sono di carattere nazionale. Quale tipo di cultura politica si svilupperà da questa nuova attitudine?

Secondo tutti gli esperti citati nella rivista, è la richiesta di democrazia il filo rosso che collega le rivolte ma è fondamentale slegare l’analisi degli eventi dall’interpretazione che ne darebbe un punto di vista occidentale: tendiamo a proiettare i nostri valori e quelle che sarebbero le nostre rivendicazioni sulle società in rivolta, senza renderci conto che la nostra è una pratica etnocentrica. E’ assolutamente necessario, invece, pensare a un modello democratico che possa essere compatibile con le singole culture nazionali e soprattutto con la tradizione islamica. "E’ evidente che davanti a noi c’è una grande sfida" recita l’ultima frase dell’introduzione alla rivista.

Così come nessuno, nemmeno la gente comune che ha voce in "Non ho più paura", poteva prevedere che la morte di Mohamed Bouazizi avrebbe potuto avere conseguenze di tale portata, è ancora troppo presto per poter fare previsioni su cosa succederà nella regione nei mesi a venire. Ogni realtà nazionale è diversa, le correnti del movimento sono generalmente sprovviste di leader carismatici e istituzioni di riferimento ed è quindi nelle singole specificità che risiedono le aspettative ma, allo stesso tempo, i timori più grandi.


Greta Messori

Greta Messori

Greta Messori, laureata in Storia e Civiltà Orientali, curriculum arabo-islamico, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Alma Mater di Bologna sta proseguendo i suoi studi in Relazioni Internazionali, Laurea Magistrale del medesimo Ateneo. Nell’ottobre 2010, nell’ambito della collaborazione tra la Facoltà di Lettere e Filosofia e Le Monde diplomatique, è a Parigi per uno stage presso la (...)


Note

[1] Francesca Russo e Simone Santi Non ho più paura. Tunisi, diario di una rivoluzione, Gremese editori, Roma, 2011, pp. 192

[2] "The roots of the Arab Spring", The Hedgehog Review, Fall, 2011

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Con il contributo di:

Comitato Internazionale di Bologna per la Cartografia e l’Analisi del Mondo Contemporaneo

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