Bioetanolo: un’alternativa americana?

3 luglio 2012, di Mateus de Almeida Prado Sampaio4 documenti
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Per discutere di bio-etanolo è necessario conoscere la situazione del biocombustibile nel continente americano, visto che quasi il 95% della produzione mondiale proviene da paesi del continente: Stati Uniti (55% della produzione mondiale nel 2010), Brasile (35%) e Argentina, Canada, Colombia, Guatemala, Messico, etc. (che sommati arrivano a circa il 3,5%).

È importante, inoltre, non confondere i diversi tipi di etanolo prodotti. Sebbene la formula chimica sia sempre la stessa (C2H6O), le modalità per ottenere il composto variano significativamente. I metodi attualmente utilizzati per la produzione commerciale di etanolo sono sostanzialmente due: a partire dal mais oppure dalla canna da zucchero.

Gli Stati Uniti sono il principale utilizzatore della prima tecnica, mentre il Brasile lo è della seconda. Entrambi i paesi sono le principali potenze agricole del continente: gli Stati Uniti sono il leader mondiale nella produzione di mais, con un 40% del totale (equivalente a 330 degli 820 milioni di tonnellate) e il Brasile quello della canna da zucchero, con un 40% del totale (ovvero 670 di 1.660 milioni di tonnellate).

Oltre ad essere i principali produttori, entrambi sono stati, con ampio margine, i leader delle esportazioni dei derivati di ognuna di queste colture. Le vendite degli Stati Uniti hanno rappresentato più del 50% di tutto il commercio internazionale di grano (indice che arrivò all’apice del 68% nel 2005). Il Brasile inoltre è stato responsabile di più del 60% delle vendite internazionali di zucchero durante il 2010 (circa il 40% del raffinato e il 70% del grezzo).

Considerando la produzione di queste due materie prime a scala locale in ognuno dei paesi, è particolarmente significativa la concentrazione produttiva dell’Iowa per il mais e dello stato di São Paulo per la canna. La produzione di mais dell’Iowa (55 milioni di tonnellate) è stata superiore alla totalità del raccolto brasiliano, secondo nelle Americhe e terzo al mondo con 51 milioni di tonnellate. Prendendo ancora la produzione dell’Iowa come riferimento, possiamo affermare che è stata più del triplo di tutta la produzione del Messico, che è quarto maggior produttore al mondo di mais con 18 milioni di tonnellate e il secondo principale importatore del prodotto nordamericano di cui nel 2010 il Messico ha acquistato più di 8 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda la canna da zucchero, la concentrazione produttiva è ugualmente significativa: infatti, solo nello stato di São Paulo nel 2010 sono stati raccolti 363 milioni di tonnellate. Si tratta di una quantità superiore quasi del 30% a quella dell’India, secondo maggior produttore al mondo con 285 milioni di tonnellate. Se confrontato con la produzione complessiva del resto dei paesi americani, tra cui spiccano Messico, Colombia, Argentina e Stati Uniti – tutti paesi tra i 10 principali produttori di canna al mondo – la produzione di São Paulo è stata superiore del 45%.

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I dati quantitativi fin qui illustrati (provenienti da Fao, Usda e Mapa) hanno come scopo quello di mettere in risalto l’elevato potere di influenza che gli Stati Uniti e il Brasile esercitano nei rispettivi settori agroindustriali di cui ci stiamo occupando: il mais e la canna da zucchero.

Negli Stati Uniti, il programma ufficiale di produzione e uso dei biocombustibili è del 2005. Da allora sono state stabilite quote minime obbligatorie di produzione interna, concessi incentivi all’industria automobilistica per il processo di adattamento al “nuovo” combustibile e fino a pochi giorni fa i produttori sono stati considerevolmente sussidiati. Oggi si guarda a nuove fonti di produzione dell’etanolo e si cerca di aumentare i punti di distribuzione e commercializzazione del prodotto.

In questo momento il Brasile si trova in una fase più matura della commercializzazione del combustibile, iniziata nel 1975. In più di 35 anni il paese ha accumulato una significativa esperienza nel settore, guidata dallo sforzo di affermare l’etanolo come importante fonte nazionale di combustibile.

Durante il decennio 2000-2010 si riscontrano profonde differenze nello sviluppo produttivo di ciascuno di questi due paesi. L’etanolo nordamericano si è basato sul dirottamento di una parte del raccolto di granaglie a scapito del mercato alimentare (sia del consumo umano diretto, sia nella produzione di mangimi per uccelli, pesci e bovini che poi si trasformano in carne, latte e uova). A fronte di un lieve aumento dell’area coltivata a mais c’è stata un’enorme espansione del volume di etanolo generato. Negli ettari in cui in precedenza non si coltivava mais e che tra il 2000 e il 2010 sono stati convertiti a questa coltura, si è scatenata una forte riduzione di altre fonti alimentari, soprattutto la soia.

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In Brasile, la competizione tra energia e alimenti è stata molto minore. L’aumento della superficie agricola nazionale coltivata (in parte grazie all’occupazione di zone di foresta) ha ridotto la concorrenza diretta tra l’espansione della canna e la produzione di alimenti. Inoltre, siccome in media ogni 5 anni le piantagioni di canna vengono rinnovate, in genere sostituendole con una leguminosa a ciclo corto (principalmente soia o arachidi e in misura minore sorgo), si stima che durante l’anno un 20% dell’area totale nazionale di piantagioni di canna sia utilizzato per produrre altre fonti alimentari diverse dallo zucchero.

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In sintesi, dal 2000 al 2010, l’area nordamericana coltivata a mais si è espansa di poco per una produzione di etanolo che è aumentata più di sei volte, e in Brasile l’area coltivata a canna è duplicata (è aumentata in 10 anni quanto nei 500 precedenti) mentre la produzione di etanolo è triplicata.

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Inoltre, il cambio di destinazione del mais nordamericano, da alimentare ad energetica, ha contribuito all’alterazione della dinamica di prezzi di altre commodities agricole, dato che la diminuzione nell’offerta di un bene valorizza automaticamente un eventuale sostituto che copra la lacuna creata dalla mancanza del primo. A livello mondiale possiamo ad esempio osservare la forte correlazione esistente tra la quotazione del mais e quelle di soia e frumento. Il prezzo dello zucchero, a sua volta, si comporta in modo diverso, seguendo un’altra logica di mercato. Complessivamente, le quattro variabili analizzate hanno più che duplicato il loro prezzo durante il decennio.

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Per avere un’idea della superficie spaziale a cui facciamo riferimento parlando di mais negli Stati Uniti e canna da zucchero in Brasile, basta sovrapporre le due prime mappe di questo articolo, riferite alle monocolture, sul continente europeo. Il 37% di quel mais e il 57% della canna diventano etanolo.

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Mateus de Almeida Prado Sampaio

Geografo e cartografo, Università di San Paolo


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Con il contributo di:

Comitato Internazionale di Bologna per la Cartografia e l’Analisi del Mondo Contemporaneo

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