Seminarifr


  • "Man bassa" su Gerusalemme

    10/07/2012 — Dominique Vidal

    Se qualcuno dubitasse della centralità di Gerusalemme nel conflitto israelo-palestinese, gli anni 2010 e 2011 sarebbero una risposta sufficiente:
    -  dall’inizio di gennaio 2010, il governo israeliano precisa che Gerusalemme è esclusa dal congelamento per i successivi dieci mesi che ha appena accettato sotto la pressione americana;  Continua »

  • Israele, o la tentazione del suicidio

    10/07/2012 — Dominique Vidal

    La cima di Masada sovrasta da quasi 500 metri di altitudine il mar Morto. È lì che, secondo lo storico Flavio Giuseppe, si rifugiarono gli ebrei ribelli più intransigenti, gli Zelati e i Sicari, nel 73 d.C., tre anni dopo la presa di Gerusalemme da parte dei Romani. Piuttosto che arrendersi, preferirono uccidersi vicendevolmente il 1° maggio: circa 1.000 morti. Per giustificare questo sacrificio, il loro capo Eleazar dichiarò: “Siamo sicuri che saremo catturati all’alba, ma possiamo scegliere, prima, di morire nobilmente con chi amiamo di più”. E rimproverò i suoi amici di non essere riusciti a “penetrare il pensiero di Dio e di rendersi conto che Egli, che altre volte lo aveva amato, aveva condannato il popolo ebraico” [1]…  Continua »

  • Il movimento nazionale palestinese tra due strategie

    10/07/2012 — Dominique Vidal

    È da più di trent’anni che tengo conferenze sul conflitto israelo-palestinese, e non mi ricordo di una sola volta in cui non sia stata posta la domanda “Uno Stato, due Stati?”. Ma oggi è diverso: a lungo teorico, questo interrogativo diventa politico. Per una ragione semplice: la strategia dei due Stati dell’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha fallito, e questa impasse, se dovesse persistere nonostante la sua offensiva diplomatica in corso all’ONU, la chiamerebbe a rivedere un’altra strategia: quella binazionale.  Continua »

  • Primo bilancio delle Intifade arabe

    10/07/2012 — Dominique Vidal

    Interrogato negli anni ’60 sul bilancio della Rivoluzione francese, Chou En-lai rispose: “È troppo presto per farlo”. Vale a dire, a maggior ragione, che non è possibile saper addurre un giudizio sul movimento senza precedenti scatenato, da un’estremità all’altra del mondo arabo, dall’immolazione di Mohamed Bouazizi il 17 dicembre 2010 a Sidi Bouzid. Non è nemmeno possibile arrischiarsi a trarre le prime lezioni, a meno di dare prova di un’estrema prudenza. Comincerò dunque da qualche precauzione. Innanzitutto, una confessione: anche se tutti gli osservatori del mondo arabo sentivano che la (...) Continua »

  • Quando il mondo cambia

    10/07/2012 — Dominique Vidal

    L’edizione del 2012 del libro annuale L’État du monde (Lo Stato del mondo), che ho curato con Bertand Badie, ha come titolo: Nouveaux acteurs, nouvelle donne (Nuovi attori, nuova distribuzione). Si tratta solo di una formula accattivante, oppure di una caratterizzazione pertinente della fase attuale dell’evoluzione del mondo? Fondamentalmente, questa è la questione posta dalla prima conferenza del nostro seminario di geopolitica. Perché non si può separare ciò che avviene nel Medio Oriente dalle trasformazioni in corso su scala mondiale. Perché, se la storia non si scrive a caldo, e conviene (...) Continua »

  • Quali riforme per l’architettura internazionale? (II)

    15/05/2010 — Dominique Vidal

    Riprendiamo l’esame delle riforme necessarie dell’architettura internazionale. Dopo aver evocato quella delle Nazioni Unite, passiamo alle istituzioni giudiziarie, poi monetarie e infine commerciali. Una riforma delle istituzioni mondiali dovrebbe necessariamente modificare il funzionamento della giustizia internazionale, sulla base della stessa esigenza: l’uguaglianza giuridica di tutti gli Stati del pianeta, indipendentemente dalla loro dimensione e della loro potenza.  Continua »

  • Quali riforme per l’architettura internazionale? (I)

    15/05/2010 — Dominique Vidal

    Abbiamo visto, all’inizio di questo seminario, come la struttura stessa del mondo si fosse modificata, passando dal sistema bipolare della guerra fredda a un sistema multipolare, dopo l’apparente unilateralismo del dopo-guerra fredda. Questa tendenza si scontra, evidentemente, con l’architettura internazionale creata dopo la seconda guerra mondiale, modificata negli anni 1948-1989 e completata successivamente. E a ragione: il sistema internazionale ha la funzione di gestire la globalizzazione nell’interesse dell’Occidente e, nello specifico, degli Stati Uniti.  Continua »

  • Israele-Palestina: quello che (si) blocca, quello che (si) muove

    14/05/2010 — Dominique Vidal

    Raramente la situazione in Medio Oriente è stata così contraddittoria. Sul terreno, la politica israeliana sembrava soffocare qualsiasi speranza, approfittando appieno delle divisioni inter-palestinesi. In compenso, sul piano internazionale è comparsa una (timida) speranza, ma che tarda a concretizzarsi. La comunità internazionale è all’origine del conflitto israelo-palestinese: è l’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha deciso, il 29 novembre 1947, la divisione della Palestina britannica in uno Stato ebreo e uno Stato arabo. Le tocca, quindi, agire in questo senso. Più che mai, la pace dipende soprattutto da questo intervento esterno.  Continua »

  • Obama, rottura o facciata? Un primo bilancio

    14/05/2010 — Dominique Vidal

    L’arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca ha aperto delle prospettive progressiste negli Stati Uniti e ha alimentato molte speranze in altre parti del mondo. Ma, sedici mesi più tardi, tutti si interrogano. Dov’è il cambiamento? Dove sono le azioni che, sul fronte economico e sociale, segnalerebbero che non è più lo stesso gruppo di privilegiati a comandare, che le disuguaglianze sono destinate a ridursi, che la lunga parentesi Reagan/Bush si è chiusa? Nel campo della politica estera, in cosa consiste il cambiamento in Iraq, in Afghanistan, in Medio Oriente, in America latina?  Continua »

  • Le guerre sanguinose del XXI secolo

    14/05/2010 — Dominique Vidal

    Oggi pomeriggio comincerò a parlare di quello su cui mi sono fermato stamattina: le trasformazioni profonde che interessano il mondo di oggi e il ritmo accelerato con cui si producono devono incitarci a essere molto prudenti nell’approccio alla geopolitica contemporanea. Certo, c’è la forte tentazione di costruire delle griglie di lettura robuste, capaci di spiegare l’evoluzione delle relazioni internazionali. Ma l’esperienza dimostra che, con la fretta, si rischia di cadere. Soprattutto quando il mondo cambia a tutta velocità.  Continua »

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Con il contributo di:

Comitato Internazionale di Bologna per la Cartografia e l’Analisi del Mondo Contemporaneo

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