Les Séminaires du Monde diplomatique, dirigés par Raffaele Laudani, sont organisés, depuis l’année universitaire 2005-2006, par le Département d’Histoire de l’Université de Bologne dans le cadre d’une coopération avec le mensuel français Le Monde diplomatique.
L’initiative implique l’organisation, une fois par an au mois de mai à Bologne, d’un séminaire de 12 heures, tenu par un journaliste ou un collaborateur du journal, sur les grandes questions de la géopolitique internationale contemporaine, .
Cette rubrique contient les textes complets des séminaires.
La scena si svolge a Gisenyi, in Ruanda, nel luglio 1973. Una decina di uomini armati – estremisti hutu – sono entrati in casa, racconta Désiré, volevano uccidere mio padre. Per miracolo, quella sera era a una riunione, in un edificio amministrativo del comune vicino. Avevo nove anni. Hanno detto “Torneremo!”. Continua »
È impossibile parlare delle migrazioni di esseri umani senza evocare i confini che altri esseri umani erigono. La relazione tra i due fenomeni è infatti molto stretta, dal momento che il confine è l’ostacolo più pericoloso in cui si imbatte il migrante, clandestino o meno, nel corso del suo viaggio. Il confine si inscrive in modo contrastante nel paesaggio: o si impone come una barriera spessa, o finge di sparire. Continua »
Come sicuramente sapete, “Le Monde diplomatique” ha pubblicato, nel febbraio di quest’anno, il suo terzo Atlante geopolitico, intitolato Un monde à l’envers. La sua preparazione ci ha messi a dura prova, perché è stato necessario riscrivere due o tre volte la maggior parte degli articoli. Immaginate il testo relativo al petrolio. Continua »
Alla svolta del ventesimo secolo, le migrazioni internazionali si sono globalizzate: il volume delle migrazioni è triplicato in trent’anni, arrivando a coinvolgere, all’inizio del ventunesimo secolo, duecento milioni di persone. Quasi tutte le regioni del mondo ne sono toccate, con le partenze, con il transito o con l’arrivo di popolazioni sempre più mobili, dai profili sempre più diversificati. Continua »
Le sei conferenze che ho il piacere di presentare sull’Asia orientale nell’economia politica internazionale contemporanea hanno per filo conduttore l’idea che l’ascesa o, piuttosto, il ritorno dell’Asia sulla scena mondiale, nella seconda metà del XX secolo, costituisca una delle trasformazioni strutturali più significative del sistema internazionale moderno dall’era della rivoluzione industriale europea. Continua »
In questa seconda conferenza, presenterò una ricostruzione archeologica della storia dell’Asia nel mondo, partendo da ciò che l’Asia è stata prima della rivoluzione industriale europea e ciò che l’Asia è diventata durante la rivoluzione industriale europea. Continua »
Nella seconda conferenza, ho cercato di individuare le fonti profonde del declino e della rinascita dell’Asia in una prospettiva storica a lungo termine, che andava dal periodo antecedente la rivoluzione industriale europea fino all’epoca dell’imperialismo. Oggi cercherò di situare la rinascita dell’Asia in una prospettiva temporale più breve, concentrandomi sulla guerra fredda post 1945 e sul ruolo dell’Asia nel sistema internazionale americano. Continua »
Come ho spiegato nella terza conferenza, la guerra fredda è stata una benedizione per i tre paesi capitalisti dell’Asia nord orientale – Giappone, Corea del Sud, Taiwan -, perché ha permesso loro di condurre, sotto l’ombrello protettivo e coercitivo degli Stati Uniti, politiche di modernizzazione economica e d’industrializzazione accelerata, sino a diventare Stati altamente sviluppati. Continua »
Come ho spiegato nel corso della quarta conferenza, i paesi dell’Asia orientale hanno conosciuto un processo di sviluppo regionale consecutivo e seriale, rappresentato – secondo il modello di Kaname Akamatsu – dalla metafora di una formazione di volo d’oche selvatiche. Tra questi paesi, la Cina ha intrapreso, dalla fine degli anni Settanta, una crescita economica regolare e straordinaria, che sta stravolgendo l’assetto della regione e del mondo. Continua »
Come ho illustrato nel corso della seconda conferenza, la lettura esplicativa della modernità attualmente dominante – il meta-racconto che ho cercato di confutare – interpreta l’Occidente come una singolarità storica, misura del resto del mondo. Oggi presenterò più in dettaglio questo schema interpretativo, ripercorrendo il processo della sua nascita, affermazione e, infine, decostruzione. Continua »
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